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lunedì 5 ottobre 2009

Deficienza

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Sono sempre più sconfortata dalla scarsità di parole ed espressioni che esistono nel linguaggio per comunicare tutto quello che una persona umana è in grado di sentire.


Uffa.

domenica 7 settembre 2008

Post-ino

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Si fanno più cose (e spesso anche meglio) per stupidità e inerzia, che per dedizione e voglia.

giovedì 14 agosto 2008

Complicazioni

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Io non sono mai stata davvero capace di autogiudizi, sia in negativo, ma soprattutto in positivo. Anzi, ora che ci penso, i rimorsi sono una conseguenza dell'autogiudizio, di quel procedimento, cioè, secondo il quale si verifica un parziale distacco DA se stessi e un'osservazione DI se stessi con un occhio che sia pulito e depurato dalla storia personale passata, dalle sensazioni del momento, dagli altri.

Ecco, forse è un tantino complicato, non è così? Per me lo è parecchio.
E un errore su se stessi che entra a far parte delle nostre convinzioni, dei nostri assiomi di vita, può rivelarsi fatale. Può portare seriamente a delle complicazioni nei rapporti con gli altri e con se stessi.

E' una malattia. Una distorsione. Per questo non bisogna mai temere di parlare di se stessi con gli altri; non si è egocentrici per così poco, noooo!!!
Complicazioni... e quando finiscono mai!

Per fortuna che al mondo ci sono tante persone che si ritengono più intelligenti della maggior parte di quelli che conoscono. E chi avrà mai ragione...

venerdì 18 luglio 2008

Frottole

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Che bello, ancora una volta i bambini vincono un premio e si beccano un riconoscimento da parte mia: piccolini, voi non sapete mentire.
Siete goffi con le espressioni facciali nel momento in cui lo dovete fare.
Le vostre parole invece sono proprio vuote rispetto a quelle che dite con sincerità, ma è meglio così, ve lo assicuro.

Fate sorridere per questo.
Perché non avete esperienza, e quella insegna tante cose: anche come mentire.
Perché non sapete ancora usare bene il vostro corpo, ed esso parla davvero più della bocca.
Perché non avete vere e serie motivazioni per mentire.
Perché alla fine tutto quello che fate diventa uno scherzo.
Perché non sapete mai quello che potrebbe accadere dato che non l'avete mai sperimentato.

Io, fossi in voi, non mi farei crescere il naso da Pinocchio tanto futilmente; ne avete di tempo davanti per raccontare frottole.
Brutto vizio.

giovedì 12 giugno 2008

Nel forse, non ho mai smesso di credere

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Meghi, la diplomazia prima di tutto.

Caspita, lo sapevo che il motivo era quello. Non poteva esserci altro. Mi sembra di aver buttato al vento 4 mesi: l'indifferenza, la freddezza... la situazione era totalmente congelata. Cosa avrei potuto fare di più? Nulla. Avevo tentato di tutto.
E poi, i giudizi e le critiche degli altri, i punti di vista diversi, la confusione... l'incapacità di interpretare i suoi gesti e i suoi comportamenti, la paura e la delusione verso me stessa di aver commesso un enorme errore di valutazione. E chi aveva ragione alla fine?

Meghi, la diplomazia...

Speravo che andasse a "finire" così. O meglio, a "riaprirsi" così. Ma intanto, le sue parole rivelatrici mi hanno scossa completamente. "Mi dispiace". Anche a me. A te per quello è stato di me e che non hai mai saputo, a me per quello che è stato di noi e che era lampante a entrambi.
Sapevo anche che avrei ceduto a quel tipo di lacrime che altro non sono che lo sfogo di mesi di soffocamento, lo sfogo di ricordi emotivi e visivi. I suoi occhi...

Meghi, brava. La diplomazia.

Così va meglio. E' inutile sbraitare contro. Anche lui è spaventato per il danno che ha provocato. E' inutile fargli la predica, meglio sorridergli nervosamente e poi...
Che occhi. Grazie, ne avevo bisogno.

"Così Meghi. Grazie a te."

Era troppo tempo che sognavo questo momento.

domenica 6 aprile 2008

Sintesi

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Si impara, prima o poi, che la nostra fiducia è da dosare con estrema cautela.

Mai concentrarla tutta su un'unica persona.

Mai spargere la stessa quantità indifferentemente su tutti, perché non tutti sono uguali: si sa.

E soprattutto, mai esaurirla!

venerdì 15 febbraio 2008

Una piccola fortuna

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Ieri sono andata alle prove del coro della mia parrocchia. (A proposito, colgo l'occasione per fare ancora pubblicità... chi volesse venire il giovedì sera dalle 20.45 alla parrocchia di San Zeno si tengono le prove del coro; chiunque è invitato, in particolar modo i ragazzi che abitano in zona, dalle medie in su).

C'era un libriccino, con preghiere, canti e diverse riflessioni. Sfogliandolo, ho trovato una frase di quelle per cui non ci credi che sia stato il puro caso a fartela capitare lì davanti, in quel preciso momento. Una frase tra tante, scritta in caratteri standard, non era né evidenziata, né posta come titolo o sottotitolo. Una frase in mezzo a una storia. Ed è capitata.

Più o meno suonava così:

Non fidarti mai degli altri in tutto e per tutto. Il tuo vero punto di appoggio sei tu stesso, e Dio.


Avrei voluto che qualcuno me la leggesse ad alta voce, sempre in quell'istante. Oggi per esempio, già non ha più senso.
Avrei voluto, perché no, cantarla. Magari in forma più poetica, di sicuro.

Però era lì e l'ho coccolata nella mente e nel cuore per un po' di tempo.
Dopo una grande delusione, davvero non c'è cosa migliore. Mi ha curata. E' incredibile.

Tralasciando magari: "e Dio", che amplia il discorso su altre tematiche che preferisco non toccare, questa frase può apparire estremamente rassegnata e pessimistica. Anche fredda.
Cassa dice, da qualche parte nel suo blog, non mi ricordo precisamente il post, che l'amicizia non esiste.
La prendiamo come utopia quindi? Chi ci dà i limiti di esistenza e di significato di questa parola?
Chi ci può dire che QUESTA è amicizia, QUEST'altra in realtà non lo è, QUESTA è finita, QUELLA vivrà ancora tanto?

Nessuno. Quindi, nel nostro piccolo ognuno si deve arrangiare e deve porsi, sempre con coerenza e senza discriminazioni di alcun tipo, una propria idea di amicizia. E che valga con tutti.
E mai puntare troppo in alto. Non bisogna essere mai troppo esigenti con i fatti grandi, quelli più di noi.

lunedì 4 febbraio 2008

Esercizio in corso

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Non mi piace entrare negli affari degli altri, né criticare qualcuno per il semplice gusto di farlo.

Se rimprovero qualcosa a qualcuno, è perché ho un particolare rapporto con lui, perché mi piacerebbe vederlo diverso, per il suo bene. Certo, questo mio rimprovero sarebbe soltanto uno stimolo, anche solo un parere personale; pure sbagliato. Ma niente è sbagliato in assoluto, così come niente è giusto universalmente.

A volte un rimprovero rivoltoci che giudichiamo sbagliato è stato soltanto uno stuzzichino per riflettere di più su una parte di noi che non avevamo mai davvero considerato seriamente.

Quindi, non mi interessa far notare un difetto a coloro di cui non mi importa tanto, o perché non ho particolari legami con loro, o perché non li conosco sufficientemente, o semplicemente perché non me la sento di intervenire nei loro abitudinari atteggiamenti o nel loro carattere; anche perché quest'operazione (di giudizio) mi richiede di prendere in mano quella parte critica di me (che spesso affiora eccessivamente), disturbarla, usarla, e riporla lì dal luogo di prelievo, una volta conclusa la mia osservazione. Spreco di energie, no?

Beh, ora vedo e lascio stare. Faccio passare. Non si può incontrare uno che fuma per strada e raccomandargli: "guardi, signore, lei sta facendo un grandissimo errore. Sa, fumare fa male alla salute, è stato accertato ormai da anni che il fumo danneggia gravemente lei e chi le sta intorno. Ostruisce le vie respiratorie; aiuti i suoi polmoni a riacquisire la loro naturale capacità di respirazione, gettando nell'apposito cestino dello sporco questa sigaretta, così com'è, a metà....".

Così, non mi interessa più rimproverare chicchessia.
Non si creda che è stato facile per me arrivare a buoni risultati in questo senso...