Visualizzazione post con etichetta Gli "insostituibili". Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gli "insostituibili". Mostra tutti i post

mercoledì 7 ottobre 2009

Da "The Great Gatsby"

8 commenti

There are only the pursued, the pursuing, the busy and the tired

domenica 6 aprile 2008

L'immortalità #1

0 commenti

Sto leggendo attualmente L'immortalità di Milan Kundera.

Ho intenzione di fare un post ogni tot capitoletti, per affrontare o soltanto riportare alcune tematiche espresse tra le righe, che, nonostante l'ambientazione delle vicende in diverse epoche storiche (fino a dove sono arrivata io si è parlato dell'800 e dell'epoca contemporanea), sono sempre accompagnate da puntualizzazioni e considerazioni da parte dell'autore, che parla in prima persona, riportando riflessioni che traggono spunto da quei suoi personaggi che, almeno da quanto mi è sembrato, non sono che degli espedienti tramite i quali formula dei suoi pensieri di natura soprattutto psicologica.
Per quanto abbia potuto constatare, la vivacità di questo romanzo consiste nel cambiare spesso focalizzazione: Kundera, infatti, dapprima segue le avventure psicologiche e mentali di una donna a lui contemporanea, poi, esaurito il suo interesse verso la stessa, finito di "sfruttarla" per quanto gli serviva nella formulazione di un concetto astratto, si sposta, prendendo di mira un'altra, stavolta dell'epoca romantica, un'amica di Goethe.

E così si inizia a discutere del concetto di immortalità: attraverso blitz di una scenza qui, di una lì...

Ha uno stile per niente grazioso, a parer mio. Molto schietto e rindondante in alcuni punti, ma consapevolmente ripetitivo. Alcune frasi sono riscritte con ansiosa insistenza, perché costituiscono dei concetti grossi per l'autore.
In definitiva, è scorrevole... ora vado a leggerne ancora qualche pagina.

lunedì 17 settembre 2007

"Seconda liceo" coincide con "Promessi Sposi"

7 commenti

Da brava secondina che sono, quest'oggi mi sento particolarmente realizzata per aver letto il primo capitolo dei Promessi Sposi.
Con la giusta approfondita /illustrativa presentazione a scuola, tra l'altro molto allettante e di gran stimolo per una lettura da prendere con immane entusiasmo, sono giunta al punto finale del Capitolo I (l' Introduzione non è abbastanza importante da essere letta), tra ampi periodi, esagerato uso dell'ipotassi e frasi alquanto ironiche.
Alcune citazioni riguardo a quel particolare personaggio di nome don Abbondio sono da manuale, così come le sue reazioni di fronte ai bravi. I dialoghi abbastanza vivaci, almeno non fastidiosi e ingombranti da portarsi appresso, in un'accumulazione a gradini per ogni subordinata in più inserita nel periodo, come le sequenze della storia dei bravi con annesse gride, loro rivolti.

E per una lettura rigorosamente ad alta voce (altrimenti fatico a seguire con la mente ciò che gli occhi sotto scorrono), questo primo carico è stato incisivo nella mia prima vera impressione da liceale (in realtà qualcosina alle medie avevo letto, ovviamente saltando quelle sequenze costruite con periodi a modello di quella dei bravi) sul romanzo. Intuibile. La PRIMA impressione è sempre così superficiale, purtroppo. Anzi, no. E' da stimolo. Infatti: ora che ho preso coscienza di quale pesantezza mi abbia suscitato la lettura del primo capitolo, sarò più motivata nel cercare, tra le venture pagine che dovranno passare sotto la mia analisi (nolente o volente), la peculiarità per cui "I Promessi Sposi" sono riconosciuti come un romanzo del tutto innovativo. Teoricamente già lo so, ma non basta. Quindi una pesantezza accompagnata da curiosità. Spero che il Manzoni sia stato capace di fare in modo che IO non rimanga delusa.

Il romanzo "classicissimo" in sé non mi attrae. Può essere visto come una tappa fondamentale in un certo percorso di letture; tuttavia, libri riconosciuti da tutti come "belli", "fatti bene", "importanti" mi portano a voler pensare controcorrente. E cerco di scoprirne banalità che si potevano benissimo togliere, caratterizzazioni di personaggi poco coerenti o rindondanti...

Mi piace invece pensare come ci siano, sparsi per il mondo, fogli, appunti, storielline, pensieri semplicemente sbalorditivi e sublimi, e nessuno li abbia mai scoperti. Sono là, fra cartacce pronte da riciclare o tra post di blog ignoti a tutti, forse anche all'autore stesso, tanto non esaltano per nessuno.

Anche Manzoni, molto ironicamente, si appella ai suoi venticinque lettori (in croce); in fondo, nessuno avrebbe mai scoperto l'originalità di quelle vicende, no?
Con che modestia i passati autori scrivevano al loro pubblico, per mezzo di quegli umili...

Dai, vado a leggere il Capitolo II, ora. E badate che nel diario non è segnato da fare.

martedì 28 agosto 2007

La guerra secondo il Mahrabharata (che?)

3 commenti

Riprendendo in mano il libro di epica dell'anno scorso (già sommerso dalla polvere), ho trovato interessanti alcuni passi né dell'Iliade, né dell'Odissea, tantomeno dell'Eneide, ma di un poema ancor più antico di questi tre, e di origini del tutto diverse: origini Indiane. Leggendo qualche trafiletto a caso, ci ho preso gusto e interesse, e devo dire che ingiustamente a scuola a volte si tralasciano, per un motivo o per l'altro, gli argomenti meno "classici" per dare spazio al tradizionale programma di italiano... (lo stesso dicasi per storia dell'arte).

E' in questo modo che ho scoperto il Mahabharata, un affascinante mix di imprese di dei (in particolare di Krsna) e di uomini, oltre che un codice di "modelli" etici e argomenti teologici e filosofici. Pensate, è ben lungo 7 volte l'Iliade e l'Odissea messi insieme!
Vengono trattati numerosissimi temi cari anche a Omero, come il destino, la contrapposizione dei - uomini, il senso del dovere; anch'esso contiene dei veri propri archetipi, certo, alcuni molto lontani dalla nostra cultura e mentalità, trattandosi di un'opera prima di tutto Indiana, in secondo luogo trascritta a cavallo tra il secondo e il primo millennio a. C.

Tutta questa introduzione al Mahabharata per riportare due o tre frasi che mi hanno impressionata, dati i tempi e il luogo di stesura. Non si trattano d'altro che pezzi presi da una pacata meditazione sulla guerra, così essenziale nel suo sviluppo, così struggente nella sua essenzialità! Allora tante idee esistevano anche un sacco di tempo addietro! E noi che ancora non abbiamo imparato, nel 2007, quasi 4000 anni dopo, a ricordarci di queste "piccolezze", di questi profumi di pensieri che dovrebbero essere alla base del nostro viver quotidiano...

Ecco alcuni stralci:

"Dovremmo evitare la guerra a ogni costo, e a maggior motivo sapendo di avere in pugno la vittoria. Dopotutto, nelle loro vene scorre il nostro sangue. Dobbiamo fare un altro tentativo, sforzarci ancora di trovare una via che consenta a noi come ai Kaurava (i rivali di colui che sta pronunciando queste parole) di condurre una pacifica esistenza. Uccidendo i Kaurava rientreremmo in possesso dei nostri territori, ma sarebbe questa la soluzione adatta per approdare a una felicità realmente duratura?"

"Le onde della violenza non si placano mai. La vittoria alimenta l'animosità. Le ostilità perdurano, forse sopite, ma non cessano per questo di sussistere. Se nel campo avverso sopravvive solamente un bimbo, questi continuerà a covare una scintilla d'odio, che un giorno sarà in grado di scatenare una conflagrazione. Per impedirlo è necessario sterminare totalmente il campo avverso, e al solo pensarvi un brivido mi percorre tutto il corpo."

"L'ostilità non è mai soffocata da altra ostilità. L'eccessiva fiducia nelle nostre prodezze è come un male incurabile che ci divora il cuore. Per affermare la nostra forza e le nostre rivendicazioni, non esitiamo a intridere del nostro sangue il suolo. Come i savi hanno osservato (giustamente, era ora!), la cosa non differisce dalla lotta fra due cani."

Che scoperta! diranno alcuni, come pure ho detto io. Sì, sì, robe scontate, vero???
Così scontate che le perdiamo di vista, troppo spesso...

giovedì 2 agosto 2007

Anti-Moccia e anti-Danmarrone (ovvero Dan Brown)

3 commenti

La libreria on-line che offre il sito aNobii permette anche la creazione di gruppi di persone che condividono gli stessi interessi o le stesse opinioni, e permette di dare il via a discussioni al loro interno. In base alle librerie degli utenti, si invitano altri a partecipare ai gruppi e alle discussioni ecc.

Ieri sono riuscita a leggere per intero la discussione Anti-Moccia, che mi ha incuriosita parecchio... Sapete, l'autore di Tre metri sopra il cielo, Ho voglia di te, ecc. Oltre a interventi estremisti che proponevano vere e proprie manifestazioni di massa contro questo autore così amato dalla maggioranza degli adolescenti (spero fino agli under 15 al massimo), con tanto di maglie e gadgets ecc... mi ha colpito l'intervento di una professoressa che ha descritto come è riuscita a far cambiare idea in modo intelligente, a parer mio, ai suoi alunni che le avevano proposto di leggere Tre metri sopra il cielo in classe. Un vero esempio.
Accanto a questo, altri commenti di scherno vero e puro, e altri di umorismo (come la scritta su un muro: Io e te sei metri sopra il cielo, perché a tre metri c'è già troppa gente)...
Io penso che questo successo di Moccia, oltre a un'eccessiva pubblicità, sia dovuto, più che altro, al pubblico cui sono rivolte quelle storielline: ragazze pre-adolescenti o adolescenti inciecate a seguire le vicende di loro coetanei e a farne degli eroi. Anche in seguito al film con il bellissimo e superbravo Scamarcio... Io mi preoccuperei piuttosto di loro, non di Moccia, che altro non fa che approfittarne.
Certo, un conto è leggere Tre metri sopra il cielo, stop (anche sulla spiaggia, sotto l'ombrellone, tanto per passare un po' il tempo, se proprio proprio...).
Un altro è imitare le gesta d'amore di tali eroi (lucchetti sui ponti, scritte dappertutto).
Un altro è portare all'esasperazione l'adorazione di Scamarcio, quindi dei libri di Moccia.

L'altra discussione era quella anti-Dan Brown, chiamato Dan Marrone. Anche qui si proponeva di tutto, forse in maniera più pesante rispetto a Moccia. Non rendendosi conto che il successo di un libro deriva anche da un'amplissima critica riguardo al romanzo, sia che essa sia positiva, che negativa...anzi, peggio ancora negativa.
Far tacere un libro vuol dire innanzitutto far tacere la sua critica.

mercoledì 1 agosto 2007

Madame Bovary, c'est moi

6 commenti


Ho appena finito di leggere il classicissimo Madame Bovary di Gustave Flaubert.
Ho intrapreso la lettura del libro proprio perché si tratta di un classico, infatti non ero particolarmente attratta dalle vicende che avrei potuto trovare dentro. Difatti, la trama in sé non mi è stata di grande aiuto per terminare il libro più presto, quanto piuttosto alcuni passi in cui si rifletteva circa la vanità della vita e delle cose terrene, oppure alcuni pensieri di Emma, la protagonista, Madame Bovary, appunto, che contenevano frasi molto belle e pungenti. Tutto il romanzo è pervaso da dolore, da sofferenze, da senso di inadeguatezza e di angoscia.
Il culmine è raggiunto dal suicidio di Emma. Tutto scorreva così veloce, verso la fine, come a inseguire un'anima, ormai fuggita, di una ragazza che vedeva anche l'amore come un sentimento tedioso, che dà noia.

Personalmente, non rileggerei mai questo libro. Piuttosto, alcune citazioni molto belle, ma staccate, non inserite nel loro contesto, e prenderle come "massime".

Chi avesse per caso (e sottolineo per caso) letto questo libro e avesse considerazioni al riguardo, commenti pure, sono curiosa di sentire altri pareri.

P.S. Per chi non avesse capito, l'etichetta "insostituibili" si riferisce ai libri, così chiamati in una riflessione di Isaac Asimov (?)...