Voglia di essere trasportata via da una corrente di parole...
Voglia di non capire cosa ci stia dietro ogni singola emozione... ma di percepirla e basta...
Voglia di sentire brividi di freddo e di caldo...
Voglia di dar vita a giochi mentali di una velocità strabiliante...
Voglia di barcollare per stancanti giramenti di testa... stancanti ma piacevoli...
Voglia di stringere stringere stringere con una morsa tutta la ferocità e la grandiosità incontenbile di questa forza...
Voglia di controllare tutto e farsi controllare...
Voglia di dimostrare che non è comprensibile l'infinito se non irrazionalmente...
Voglia di essere ancora una volta sottomessa al potere di questa capsula fiammante...
Che voglia...
martedì 8 settembre 2009
Voglia...
Inserito da
Meghi
alle
20:44
Etichette: Flash personali, Io, La mia età
domenica 19 ottobre 2008
domenica 12 ottobre 2008
Per questa data e per quest'ora
Allora, facciamo mente locale.
Ci sono cose che mi portano a giudicare tutto ciò che è fuori di me come se non mi appartenesse, mentre nella realtà di fatto magari è l'unica cosa che ho a parte me stessa.
Ci sono altre cose, invece, che mi portano a giudicare ciò che è dentro di me come unica vera fonte di problemi, e qui il "fuori", che non è più sinonimo di estraneo, non centra.
Il problema è: l'errore parte da dentro o da fuori?
Nelle strade, nella piazza, in mezzo agli altri tutto sfuma e viene dimenticato, perché il fuori compensa, o forse solo cancella momentaneamente, il disagio interiore. Che bella la gente...
Ma appena si tratta di stare in solitudine...
Non sono in grado di convincere. Sarà perché ormai mutare di pensiero e di posizione è la regola.
Le storie si ripetono, le paure pure. Solo gli altri sanno imporsi, sanno stare al gioco, al dibattito, al piccolo bisticcio di gruppo, questo perché ci sono delle convinzioni dietro.
Si nota subito una creatura fragile, e quanto prima esercitiamo rapporti di forza, collocandoci più in alto rispetto ad essa, e facendoglielo ben intendere, tanto meglio è.
Non c'è conclusione a queste storie. Vedete, ne sono consapevole, eppure ogni volta ci ricasco.
Inserito da
Meghi
alle
00:52
Etichette: Flash personali, Io
mercoledì 6 agosto 2008
Ci vuole forza
E gli occhi sono fatti per lanciare saette e luce abbagliante, per forza!
Sennò, com'è che mi posso spiegare questa difficoltà a guardare dritto dritto in quelle fessure fatte di vita e scaltrezza?
Non ho nulla da rimordermi e nulla da nascondere; io, la mia scelta l'ho fatta, e sono felice. Felice.
E' come una stella lontana, che brilla, sì, ma poco a poco, riservandosi tante energie in vista del futuro, che sarà infinito ai miei occhi.
Inserito da
Meghi
alle
10:16
Etichette: Flash personali, Io
giovedì 12 giugno 2008
Via libera
Un'esibizione di fronte a un pubblico è sempre traumatica, soprattutto quando sei da sola.
Tu e loro. Quello che tu vuoi dare a loro di tuo e quello che loro si aspettano da te.
Risponderò alle loro pretese? Sono troppo esigenti? Troppo poco? Basterà quello che so fare per compiacerli?
E tra il pubblico, c'è gente che ti vedrà solo per quella volta, c'è gente che ti conosce letteralmente da una vita, altra che ha sentito parlare di te come quella che... quella che...
La tua reputazione si giocherà in quegli attimi di esibizione. Sono tutti tuoi. Tre, quattro minuti che devi gestire il meglio possibile. Poi magari in anni farai cose più grandi, che ti riempiranno di altre gratitudini e lodi, ma intanto hai tre minuti. Concentrati, respira profondamente. Inizia la danza.
Fatti trascinare da quella!!! Lasciati andare, e rimani concentrata sul tuo strumento, sui tasti che hai davanti, non guardare la signora di fronte che sta sorridendo per motivi suoi, non tuoi.
No, non sono più capace di concentrarmi come una volta. Tutto mi distrae. Il pianoforte ha un po' di polvere... un panno, per piacere! Voglio che sia lucido, nero!
E poi penso alla gente. Intanto, il primo errore. Cacchio, quell'accordo lì non l'ho mai sbagliato! E mai mi sarei sognata di farlo. Prendo consapevolezza di una tragedia: non sono in grado di gestire né la concentrazione, né tantomeno le emozioni.
Il primo di una serie d'accordi "steccati"... pace.
Fine. Dai, su un applauso. Cavolo! No! Perché applaudite??? Per prendermi in giro? E allora prendiamoci in giro tutti: anch'io mi inchino alla fine. Contenti ora? Me ne vado.
Per certe cose, ero molto meglio in seconda media.
Inserito da
Meghi
alle
12:05
Etichette: Giornate, Io, Musica, Pianoforte
Nel forse, non ho mai smesso di credere
Meghi, la diplomazia prima di tutto.
Caspita, lo sapevo che il motivo era quello. Non poteva esserci altro. Mi sembra di aver buttato al vento 4 mesi: l'indifferenza, la freddezza... la situazione era totalmente congelata. Cosa avrei potuto fare di più? Nulla. Avevo tentato di tutto.
E poi, i giudizi e le critiche degli altri, i punti di vista diversi, la confusione... l'incapacità di interpretare i suoi gesti e i suoi comportamenti, la paura e la delusione verso me stessa di aver commesso un enorme errore di valutazione. E chi aveva ragione alla fine?
Meghi, la diplomazia...
Speravo che andasse a "finire" così. O meglio, a "riaprirsi" così. Ma intanto, le sue parole rivelatrici mi hanno scossa completamente. "Mi dispiace". Anche a me. A te per quello è stato di me e che non hai mai saputo, a me per quello che è stato di noi e che era lampante a entrambi.
Sapevo anche che avrei ceduto a quel tipo di lacrime che altro non sono che lo sfogo di mesi di soffocamento, lo sfogo di ricordi emotivi e visivi. I suoi occhi...
Meghi, brava. La diplomazia.
Così va meglio. E' inutile sbraitare contro. Anche lui è spaventato per il danno che ha provocato. E' inutile fargli la predica, meglio sorridergli nervosamente e poi...
Che occhi. Grazie, ne avevo bisogno.
"Così Meghi. Grazie a te."
Era troppo tempo che sognavo questo momento.
Inserito da
Meghi
alle
09:44
Etichette: Cosa imparo dal vivere, Io
martedì 27 maggio 2008
Shhhhhhh
mercoledì 14 maggio 2008
Specifichiamo
Mi fa sorridere che in questo sito abbiano pubblicato i nomi di quelli che hanno alloggiato nell'hotel Star di Cesenatico in occasione delle Olimpiadi di Matematica, e i nomi miei e di mio fratello sono seguiti da una specificazione riguardo al nostro sesso (maschio-femmina)...
Vabbeh...
P.p. (= post postem): prometto che pubblicherò al più presto qualcosa su come abbiamo speso le giornate a Cesenatico dall'8 all'11...
Postis, postis è il latino equivalente all'inglese "post".
mercoledì 23 aprile 2008
Un'arte lucrativa
Non capisco...
ieri mia mamma ha lasciato ben 30 euro dal dottore in cambio di un foglio di carta da lui scritto, firmato e timbrato... un pezzo di carta che certifica la mia buona salute per lo svolgimento di attività sportive... e il buon dottore non mi ha nemmeno vista in faccia prima di compilarlo! Almeno così avrebbe potuto dire: massì, bel colorito del viso, sarà sana come un pesce... E invece NO!!! Nemmeno!
Questi medici che vendono una loro firma a 30 euro...
Inserito da
Meghi
alle
20:11
Etichette: Ingiustizie, Io
venerdì 4 aprile 2008
Meme musicale
Ecco, accolgo la patata bollente di Chiara: un meme musicale! Cos'altro sennò?
Si tratta di elencare le cinque canzoni preferite. Non è il numero esatto secondo me: se sono cinque, ne metterei altre venti. Piuttosto, quelle particolarissimamente belle sono due. Le altre... dipende da quando le ascolto. Ronkas nel suo blog aveva scritto una volta un post in cui elencava una serie di aggettivi con la relativa canzone che meglio esprimeva ciascuno di essi.
Sfogliando un po' la mia playlist... noto appunto che in questo precisissimo istante la top five è la seguente:
1. Aicha, Outlandish... malinconica.
2. I'll be missing you, Puff Daddy... malinconica.
3. Sunshine, Patrice... malinconica.
4. Falling down, Duran Duran... sognatrice.
5. Taste of India, Aerosmith... diversa.
Se mi farete la stessa domanda tra una settimana, come minimo due dei cinque saranno già cambiati. E credo anche di poter prevedere quali...
Passo a: Tommaso, Marco, Yokai.
mercoledì 2 aprile 2008
Cos'è che sono???
Stasera avevo anch'io un po' di tempo libero... e come non sfruttarlo facendo il test del PersonalDNA, del quale sono venuta a conoscenza grazie ai blog di Chiara e Cassa?
Preferisco vedere un test della personalità, o degli interessi (mi ricordo quello dell'orientamento che avevamo svolto alle medie) come rispecchio di risposte poco meditate, immediate, istintive quasi.
Perciò, alcune dipendono molto dall'umore di dieci minuti fa o dell'andamento della giornata, o magari anche da situazioni personali degli ultimi tempi.
Sono risultata essere una "concerned builder".
Mi hanno divertita anche le varie colonnine verdi, orizzontali, graduate, per ogni aspetto sui cui le domande del test miravano per tracciare il suddetto profilo.
Qui per la visualizzazione completa dei miei risultati.
Un click qui invece per iniziare il test.
domenica 30 marzo 2008
venerdì 28 marzo 2008
Un venerdì
Per stamattina era programmato, a scuola, il primo tema in classe dell'anno sui Promessi Sposi.
Premetto che il lavoro di quest'anno sul romanzo storico italiano per eccellenza non mi soddisfa per niente e tantomeno mi entusiasma e/o mi incita a studiare con grande approfondimento gli spunti dei vari capitoli. A dirla tutta, sono un po' stanca di fare l'autodidatta; per quanto possa essere una provocazione e una sfida verso se stessi tentare a casa di ricostruirsi analisi del testo, dei personaggi, delle tematiche e degli artifici stilistici da soli, dopo un po' si comprende che è necessario un confronto con chi ne dovrebbe essere più esperto. Perché se l'apprendimento si riduce nell'autoassegnarsi come compito lo studio sull'analisi di un testo come i Promessi Sposi, beh, ci sono le pagine di riassunti a fine capitolo, e tanto vale non partecipare più alla lezione, no? Se essa si limita a un mero lavoro di lettura...
Ad ogni modo, la traccia era molto vasta (odiosamente vasta) e abbracciava ben quattro personaggi cruciali: Lucia, l'innominato, Gertrude e don Rodrigo.
Per me è stata un'impresa ardua riuscire a sintetizzare correttamente le caratteristiche salienti dei quattro; non riuscendo ovviamente ad analizzarli singolarmente, ho optato per la presentazione "a confronto"... L'unico problema è stato che poteva risultare troppo un discorso a compartimenti.
Forse, se riesco ad accorciarlo, mi verrà anche voglia di scriverlo al computer e pubblicarlo.
Il pomeriggio, dopo aver mangiato fuori un po' di pizza e mezzo coppetta di gelato, visto il caldo, ennesime prove di teatro: duro lavoro ancora con il coro, stavolta le tavole d'Armonia... i nuovi movimenti suggeritici dal regista sono più concreti e aiutano di sicuro a capire di più ciò che il coreuta di volta in volta racconta al pubblico, che non dei gesti e movimenti puramente di leggerezza e grazia che eravamo intenzionati a fare inizialmente.
Poi, un'oretta di tregua, ho suonato un po', rispolverato più che altro brani che non toccavo da una settimana, e concludo la serata con un po' di nuoto.
Prima di dormire, lavoro un po' al computer, (mentre) leggo Kundera, e mi addormento pensando ai discorsi inutili e a quelli apparentemente scontati... o ai ragazzi che, costretti a cambiare parole o modi di ragionare in base alle persone che si ritrovano davanti, spesso trovano "da soli" risposte, o almeno partono col piede giusto per trovarle, a domande impegnative e che non si esaudiscono certo con una sola discussione, ma che necessitano di essere riviste, ripensate, ricredute, riobbiettate.
Pensare che alcuni se la possono cavare fuori da alcuni seri problemi con i giusti spunti, ma qualcuno che li aiuti è necessario...
sabato 8 marzo 2008
Passati!
Una notizia-flash, tanto breve quanto entusiasmante!
Non so se rendo, ma...
SIAMO TERZI CLASSIFICATI ALLA DISFIDA DI MATEMATICA
gara a squadre tenutasi a Brescia, lì 7/06/2008, inizio ore 15.20
E tra l'altro, abbiamo anche battuto il liceo Calini di Brescia, sorpassati soltanto dal Leonardo e dal Copernico!
Woooooow!!!
Ma la cosa più importante è la conseguenza di questa vittoria: si va a Cesenatico quattro giorni, nei primi di maggio!
Che squadra, ragazzi!
Tra i premi (matite, libri) che mio fratello ha vinto come più piccolo partecipante alla gara (piccolo di età, eh!), c'era anche un cd per l'installazione di Linux... Dopo tutta la pubblicità che ho trovato nei vari siti di Internet e in alcuni blog, mi è sembrato strano che qualcuno non sapeva ancora cosa fosse! Hihihi!
Inserito da
Meghi
alle
14:13
Etichette: Giornate, Io, Matematica
domenica 24 febbraio 2008
Idiomi sfuocati
Una rana...
Ultimamente abbiamo installato una parabola per la tv in modo da poter guardare i canali dall'Albania; oggi a pranzo era accesa (la tv, intendo), le voci del presentatore, del giornalista, della cantante arrivavano in cucina.
Mi sono chiesta come deve essere per uno che non conosce l'albanese la musicalità e il ritmo di questa lingua. A me sembra tanto normale...
Quando sento qualcuno, che sa l'italiano, attaccare a parlare un'altra lingua, spesso mi pare che cambi anche l'altezza della sua voce e il modo di emettere i vari suoni non è più lo stesso. Sembra un'altra persona quasi... più dolce, più decisa, più timida, in base alla lingua.
Fa effetto...
Così, curiosa di sentire parole della lingua albanese con le orecchie di uno che la ignora, ho cercato di estraniarmi dalla mia capacità di collegare suoni a significati; dopo quasi dieci minuti di tentativo, ogni tanto c'era qualche frasettina sparsa che ascoltavo soltanto per la musicalità e l'impressione generale, immediata e incondizionata, che le mie orecchie percepivano. Per poi ritornare normale. Avevo l'impressione che si ha quando si vuole mettere a fuoco con gli occhi un oggetto più vicino o più lontano a noi, oppure quando si cerca di scoprire la doppia interpretazione di un disegno illusionista (quei giochini che si trovano nei giornali).
Quindi, i due punti di vista uditivi (che sinestesia, eh!) si confondevano, prima prevaleva uno, poi l'altro. Ma per pochi istanti...
Come mi è sembrato? Simile un po' al russo. Per le vocali e per le sh, forse.
Però, dimenticare di sapere è difficile. Non riuscirei mai a tentare qualcosa di analogo con l'italiano, ne sono convinta. Sfumare la conoscenza e i legami quasi involontari che il nostro cervello effettua fino alla dimenticanza, di questo si tratta.
Mi viene in mente l'esercizio a teatro, venerdì scorso.
Non ne ero capace. ... o un cavallo?
Inserito da
Meghi
alle
18:12
Etichette: Cretinate, Impressioni, Io, Lingue straniere, Teatro
venerdì 8 febbraio 2008
Dilettante di geometria
Bene, ci sono i problemi di geometria. Iniziano a darmi qualche difficoltà; eppure, non sono niente di straordinario. Alcuni sono addirittura intriganti, perché basta una considerazione, piccola ma efficace, per risolvere il tutto in un passaggio o due.
Concludendo in questo modo, si arriva al punto in cui mi dico: "Bene, ora sono sicura che nel prossimo problema sarò in grado da sola di trovare la considerazione azzeccata... Bisogna farci l'occhio, dai, è una stupidata, in fondo..."
Quindi, con un sentimento di sfida verso me stessa, inizio a fare il secondo dei 5 problemi di compito...
Sì. Sì... Sì?
...Dai dai... Ci siamo...
No, invece! Stavolta, sono sicura, il procedimento è quello corretto. Sono i calcoli a non venire, non può essere altro.
Per forza.
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!
Non può essere!!! Non sono abituata a non capire, dopo tanti esempi fatti.
Un motivo c'è, ci deve essere. E lego sempre i miei piccoli insuccessi a qualcosa di più grosso, che coinvolge altri piccoli insuccessi, anche sconnessi fra loro, e che riguardano diversi settori di una giornata. A partire dalle relazioni, arrivando all'interrogazione, alla distrazione, alla mancanza di entusiasmo, o l'eccessiva voglia di fare.
Pfff...
E cosa c'è, in questi giorni? Scoperte grosse, derivanti da improvvise delusioni e stato di "né di qua, né di là".
Inadeguatezza. Manca un punto di riferimento. Senza, si cammina guardando i piedi, le cicche del marciapiede, per cui tutta la bellezza del lontano viene completamente ignorata.
Vado a finire geometria. Forse, devo solo girare la figura, e le relazioni tra i triangoli magari le vedrò più distintamente... Devo solo cambiare prospettiva.
Pfff..Pf.
Inserito da
Meghi
alle
21:30
Etichette: Io, Matematica, Scuola
mercoledì 23 gennaio 2008
Non ci sono ancora
Quando ero piccola (l'età precisa non importa, ero bambina, punto), guardavo le persone dal basso verso l'alto.
Le vedevo alte e grosse; dicevo tra me e me che quella misura d'altezza e di imponenza era direttamente proporzionale al grado di pensiero e alla capacità di osservare in modo critico qualsiasi cosa ci fosse attorno a loro e a me.
E mi chiedevo se mai sarei stata alta e composta come i "grandi". Io invece ero ancora goffa, quelle sembianze dicevano di me che non ero alla loro altezza né per le loro discussioni, né per le loro decisioni, né per le loro azioni, né per la loro intelligenza. Cosa dovevo fare per guadagnarmela, quest'altezza?
Pensavo anche che aspettare sarebbe stato come arrendersi, allora dovevo prepararmi prima di poter affrontare un nuovo mondo, con i tacchi o senza (nel senso lato del termine). Con protesi o senza (sempre nel senso nato del termine). Dovevo vedere come loro e pensare come loro. Esercitarmi, ma sempre tra me e me.
Per prepararmi, cosa potevo fare? Forse solo immaginare come sarebbe stato. Oppure impormi di capire al volo il giorno in cui sarei passata da un gradino all'altro. Da me chiusa in fantasie a me aperta a loro. Ho sbagliato evidentemente unità di riferimento: non il giorno, bensì... cosa?
Un anno mi ha cambiata radicalmente? O un mese? O tutto l'arco del liceo lo farà? O è un processo che dura per tutta la vita? E' questo che devo capire, vero?
Mi sembra di perdere tanto di quel tempo, e il tempo mi sembra così dilatato quando ho il coraggio di riprendere in mano le principali fasi della mia storia.
Dai, vivi e basta.
Hai anche un amico che ti aspetta, su.
Inserito da
Meghi
alle
20:15
Etichette: Io, La mia età
domenica 20 gennaio 2008
Sbalzo d'attesa
Sto aspettando qualcuno, meglio qualcosa da qualcuno. L'insonnia mi dà la giusta pazienza per l'attesa, e intanto infonde fiducia e ancora pazienza.
La colonna sonora che fa da cornicie è una canzone dalla melodia dolce e sottile, cantata da una voce infantile. Forse è una bambina... Non poteva essere meglio di così.
Non è una filastrocca, anche se il ritmo e l'ingenuità sono nella stessa dose.
Ah, che bello! Rilassante. Bello e rilassante è non avere la sensazione di perdere del tempo nonostante non stia facendo nulla di concreto, se non aspettare e ascoltare.
Però, c'è una frase troppo lunga in questa canzone che mi entra nelle orecchie come ospite; la bambina non riesce a dirla tutta d'un fiato, e si inceppa. Perde la sua naturale e istintiva fluidità ritmica. Mi mette un po' a disagio, dentro sento l'errore che ha commesso lei come se fosse direttamente legato alla sorte di ciò che aspetto.
Non mi trovo più. Ha perso il ritmo lei, lo perdo anch'io. L'insonnia inizia a diventarmi nemica, vorrei dormire per dimenticare tutto. Eppure, avevo così tante idee in mente da sfruttare una volta arrivata questa cosa! C'è ansia d'attesa ora. Non più la tranquillità del sapere che arriva.
Ho voglia di musica. Quella giusta, perché adatta a quell'attimo. Mi deve saper cogliere di sorpresa, così l'apprezzo daver; se la scelgo, è troppo facile...
Basta sempre così poco per rovinare tutto?
Inserito da
Meghi
alle
23:23
Etichette: Flash personali, Io, Musica
venerdì 18 gennaio 2008
Avere la forza...
Ci sono momenti in cui tutto è perfetto. Ogni impegno incastrato con gli altri nel migliore dei modi, ogni discussione con gli amici fila, così come quello con i genitori o con i fratelli. Ogni pensiero ha un ordine e la capacità di autocontrollo supera quella di vagare tra i troppi ricordi che scombinano l'umore ogni tre secondi.
Un equilibrio perfetto, tra fuori e dentro.
Ecco, tutto è perfetto. No, l'unica cosa perfetta è l'illusione di questa condizione.
Ci sono pochi elementi che mi fanno rallegrare in una giornata, poche persone; talvolta basta una frase; soprattutto quando vengono senza cercarle, altrimenti sarebbe un'autofregarsi. Quelle espressioni, quegli sguardi che colgono di sorpresa e si stagliano davanti agli occhi che immaginano nei momenti più impensabili, senza preavviso... E ti chiedi il perché.
Perché? Perché mi è così caro?
Cade dal cielo, forse? Un sorriso, una persona? Può atterrare dal cielo? Chi l'ha fatta atterrare lì?
Non rimane altro che ammirarla, a quel punto, sperando che nessuno la togli da lì. Non è una statua, si muove, ma la posizione che occupa nella tua scala di affetti rimane quella, quella è intoccabile.
Parlavo di momenti perfetti, all'inizio. Non a caso. Questo mi sembrava un momento perfetto.
Mi rimaneva quella, di persona, ma qualcuno me l'ha allontanata.
E io cosa mi rispondo ora alla domanda: perché? Causa mia? Sua? Di altri?
Socchiudo gli occhi, lascio scorrere... Li riaprirò quando il fiume in piena che mi ha travolto avrà cessato la sua azione distruttiva, e non rimarrò che cullata dalle acque che porteranno soltanto i residui della furia con cui si sono scatenate. Solo allora li riaprirò.
Inserito da
Meghi
alle
20:02
Etichette: Flash personali, Io
martedì 15 gennaio 2008
Colore
Ah, oggi suonando mi sono imbattuta in una parte dove era indicato di suonarlo "sottovoce". Mi ha divertita, che al posto di un semplice "p" o "f" o "mf" o tutt'al più un "leggerissimo", abbiano inserito quest'indicazione di intensità. E sottovoce va fatto.
Una serie di semicrome che fanno da sfondo, per la sinistra, e la melodia che canta, a questo punto, a destra.
Però, tecnicamente, se mi chiedessero di fare un sottovoce e un leggerissimo, eseguirei ugualmente in un determinato modo quella frase. Che poi la sensazione che sento e che immagino di dover suonare sia diversa, è un altro conto. Ma qui sta a me esternarla e farla vibrare anche in chi mi ascolta.
Perché così tante faccende quotidiane sono così soggettive? Bisogna metterci del proprio dappertutto, e la legge che ci unisce agli altri vuole che il nostro proprio passi attraverso il legame e si faccia sentire. Un'eco della nostra volontà di esprimerci, che deve essere forte e coinvolgente, sicura e di carattere. Se facciamo fatica a sentirla noi, figuriamoci gli altri...
A teatro avevamo anche operato con le energie, che, una volta prese da qualcuno, ballano in noi, si muovono, agiscono, e poi chiedono di essere espulsi, con un'intenzione ben precisa, altrimenti il risultato è misero. Per quello devono essere DI CARATTERE. O meglio, dobbiamo darglielo noi.
E' molto più facile intuire l'insicurezza e la mancata interpretazione altrui che la propria. Basta non chiamarlo errore.
Inserito da
Meghi
alle
18:19
Etichette: Flash personali, Io, Pianoforte

