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mercoledì 5 marzo 2008

Compagnie da fumo

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A differenza di quanto credevo, ingannata forse dall'eccessiva quantità di firme e qualità, le sigarette e il tabacco che si vendono nel mondo sono dominate solo da poche grandi multinazionali:

- American Brands
- BAT

- Hanson

- Philip Morris
- Rembrandt
- RJR Nabisco
.

Se andate a verificare, tutti i siti di queste compagnie espongono i rischi derivanti dal fumo e quanto esso sia dannoso alla nostra salute, ecc ... le solite cose che si sentono in giro. Addirittura la Philip Morris sostiene di essere a favore delle leggi che pongono un'età minima per la vendita delle sigarette, in quanto sostenitori di una politica che cerca di limitare i decessi annui per tumore ai polmoni. Che poi ogni anno muoiano 2,5 milioni di persone lo stesso è un altro conto...

Leggo alcuni numeri che ho trovato su internet:

  • le vendite di tabacco aumentano ogni anno del 2%;
  • ogni giorno le compagnie americane spendono 11 milioni di dollari in pubblicità: più di quanto il governo USA spende per la prevenzione del Fumo in un anno;
  • in 25 anni, il consumo di sigarette è aumentato del 70% nel Terzo Mondo;
  • un chilo di tabacco costa circa 2 $, e serve a produrre 1.400 sigarette;
  • l'industria americana del tabacco controlla un mercato di 50 miliardi di dollari l'anno.

Ecco, questi i dati essenziali. Con un briciolo di consapevolezza, si commentano da sé...
Per il primo punto, beh, la popolazione è in costante aumento, quindi anche il tabacco venduto è proporzionale a questo fenomeno, no?
Per il secondo: avete presente quanti cartelloni della Marlboro ci sono nelle piste di Formula 1? Oppure i cammelli della Camel sulle moto GP? Il pretesto delle pubblicità è: servono soltanto per cambiare la marca del prodotto di gente già fumatrice. Sì, come no. E come si spiega quindi che la quota di per i minori di 18 anni, la quota di mercato delle sigarette Camel è balzata da meno dell'1% al 33% in tre anni, grazie ad una campagna pubblicitaria di alto livello, con protagonista un personaggio dei cartoni animati?

In particolare, è interessante il discorso della Philip Morris.
Essa attinge il 56% dei suoi guadagni totali dalla vendita di prodotti alimentari. Leggo, infatti, con grande stupore, che è essa ad avere il controllo di queste marche di prodotti di consumo:

Miller (birra)
Suchard, Toblerone, Cote d'Or, Milka (dolci)
Kraft, Philadelphia (formaggio)

E, ovviamente, tra le sigarette: Marlboro, Cartier, Chesterfield, Merit, Dunhill, L&M, Lark, Consulate, Sinclair, Vogue, Rothmans, Royals, Piccadilly.

Quindi, per chi volesse boicottare, direi che potete partire benissimo da questa multinazionale...

sabato 23 febbraio 2008

Fede e scienza

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Un paio di martedì fa, al gruppo adolescenti si è parlato ampiamente dei rapporti, a mio parere più tesi nella nostra mente che nella realtà dei fatti, tra scienza e fede. A fine discussione ci era stato lasciato un foglio con alcune considerazioni e riflessioni al riguardo.

Tutti sanno che c'è uno squilibrio, nella gente, tra le competenze culturali e scientifiche, e quelle religiose. Per cui, alcune domande sia dell'uno (scienziato) che dell'altro (credente) rimangono senza soluzione: nessuno possiede uno dei due campi in modo perfetto.

Voglio citare alcune frasi del foglio, che sono un po' i punti salienti del ragionamento, che tratta proprio di questo argomento.

Come si considera la scienza?

La ricerca scientifica solo apparentemente è neutrale e immune da scopi e presupposti che la orientano e la influenzano. Chi pensa che la scienza da sola basta a capire l'uomo e il cosmo, cade nello "scientismo": assume una particolare prospettiva di conoscenza della realtà e l'assolutizza.
(...)
Ci sono oggetti che sfuggono a queto metodo di indagine.
(...)
La scienza, oggi come ieri, non può dare la risposta ultima sul mistero della vita.

Sinceramente non vedo lo scientismo, come viene qui definito, qualcosa di negativo.
Di per sé, la scienza viene vista come un bastone rigido, un pezzo di ghiaccio freddo e solido, e altrettanto gli scienziati; in netto contrasto, quindi, con le parole "inspiegabile", "mistero"... poco aperti anche a stimoli di diverso tipo. Una mente scientifica in tutto e per tutto non esiste. Quelli sono i robot.
Nello scienziato c'è piuttosto la volontà di capire l'uomo e il cosmo, grazie alla scienza. Il tentativo.
Come diceva Icio, alla fine tanti grandi scienziati (v. Einstein) della storia sono giunti alla conclusione che: eppure c'è qualcosa che va oltre...
Sembra che la ragione sia in grado di comporre tanti pezzi, sì, trova tanti piccoli collegamenti, ma manca sempre quello che li racchiude tutti... si ha forse come l'impressione di quando si è lì per lì di trovare la soluzione definitiva, ma essa sfugge in qualche modo. Si nasconde tra le righe, come per dispetto.
E' impossibile assolutizzare, secondo me, concetti come "ragione" e "fede". L'uomo non è in grado di ragionare sempre in quelli o questi termini.

Cosa si dice invece della fede?

Anche la fede cristiana ha un oggetto proprio. Essa si pone nella prospettiva dell'apertura all'amore incondizionato di Dio, resosi manifesto e disponibile in Cristo e comunicato agli uomini di ogni tempo nello Spirito del Signore risorto.
(...)
La fede cristiana ha essa pure il suo presupposto, in corrispondenza al quale la fede sviluppa i suoi criteri di verità, il più possibile adeguati al suo oggetto.
La fede non può rinunciare a quel libero e amoroso affidamento che è l'unico mezzo per raggiungere il senso dell'esistenza umana e l'identità personale di Dio. (...) Similmente, l'apertura fiduciosa della fede non rinuncia alla necessità di una verifica razionale, anzi la esige.

Nella prima frase viene rivelato quello che è un po' un "assioma" (volendo usare termini matematici) della fede cristiana. Ho evidenziato apposta le tre facce della Trinità. I legami che intercorrono tra essi sono appunto l'amore, la manifestazione, la rivelazione, e il perdono conseguente la risurrezione.
I naturali corollari di questo assioma vengono chiamati criteri di verità, che "ruotano" intorno all'oggetto.
Tutto questo è possibile grazie a una grossa parola che viene citata, l'affidamento.
Ma questo non va inteso come "andare alla cieca". Noi ci accorgiamo della presenza di questa identità se riusciamo a captarne i segni rivelatori.
D'altra parte, tale processo esige anche di una verifica razionale, senza però snaturare la fede.

Concludendo questa contrapposizione:

Scienza e fede non si escludono a vicenda: essendo mosse da istanze diverse e guadando al proprio oggetto di conoscenza in prospettive differenti, ciascuna sollecita l'altra ad una maggiore trasparenza ed autenticità.

Forse il post è un po' lungo...
Parlerò della magia in un altro.

venerdì 15 febbraio 2008

Una piccola fortuna

16 commenti

Ieri sono andata alle prove del coro della mia parrocchia. (A proposito, colgo l'occasione per fare ancora pubblicità... chi volesse venire il giovedì sera dalle 20.45 alla parrocchia di San Zeno si tengono le prove del coro; chiunque è invitato, in particolar modo i ragazzi che abitano in zona, dalle medie in su).

C'era un libriccino, con preghiere, canti e diverse riflessioni. Sfogliandolo, ho trovato una frase di quelle per cui non ci credi che sia stato il puro caso a fartela capitare lì davanti, in quel preciso momento. Una frase tra tante, scritta in caratteri standard, non era né evidenziata, né posta come titolo o sottotitolo. Una frase in mezzo a una storia. Ed è capitata.

Più o meno suonava così:

Non fidarti mai degli altri in tutto e per tutto. Il tuo vero punto di appoggio sei tu stesso, e Dio.


Avrei voluto che qualcuno me la leggesse ad alta voce, sempre in quell'istante. Oggi per esempio, già non ha più senso.
Avrei voluto, perché no, cantarla. Magari in forma più poetica, di sicuro.

Però era lì e l'ho coccolata nella mente e nel cuore per un po' di tempo.
Dopo una grande delusione, davvero non c'è cosa migliore. Mi ha curata. E' incredibile.

Tralasciando magari: "e Dio", che amplia il discorso su altre tematiche che preferisco non toccare, questa frase può apparire estremamente rassegnata e pessimistica. Anche fredda.
Cassa dice, da qualche parte nel suo blog, non mi ricordo precisamente il post, che l'amicizia non esiste.
La prendiamo come utopia quindi? Chi ci dà i limiti di esistenza e di significato di questa parola?
Chi ci può dire che QUESTA è amicizia, QUEST'altra in realtà non lo è, QUESTA è finita, QUELLA vivrà ancora tanto?

Nessuno. Quindi, nel nostro piccolo ognuno si deve arrangiare e deve porsi, sempre con coerenza e senza discriminazioni di alcun tipo, una propria idea di amicizia. E che valga con tutti.
E mai puntare troppo in alto. Non bisogna essere mai troppo esigenti con i fatti grandi, quelli più di noi.

domenica 6 gennaio 2008

Passaggi di stato?

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martedì 30 ottobre 2007

Richiamo

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Mi sto innamorando della voce.
Non credete che sia un mezzo di comunicazione fortissimo, di grande impatto? E chi la può fermare?
Chi osa arrestare una frase gridata o sussurata a un altro?
Chi crede di avere il diritto di poterlo fare?
Essa ha permesso di introdurre l'uomo nel cammino dell'evoluzione culturale, sociale e intellettuale, ha permesso di elaborare pensieri sempre più complessi, tanto che è diventata sinonimo di "opinione", "idea", "progetto". E' una bella invenzione, già.

Amo la voce, amo le vibrazioni che provoca, l'eco che ne deriva, l'insicurezza che ostende, la forza che la fa muovere. Perché esistono voci così soavi che sono più efficaci di qualsiasi berceuse, perché ne esistono altre che fanno trasparire una potenza enorme anche se le parole dette sono soltanto accennate, sottovoce, piano piano...
Ce ne sono alcune così basse che fanno vibrare anche la sedia sul quale è seduto chi la possiede: le onde si diffondono ovunque e ti toccano.
E poi il canto! La mescolanza e l'omogeneità delle voci, che si rincorrono, che giocano. Una apre la strada all'altra, una introduce l'altra, una evidenzia l'altra; le voci sì che sono cortesi.
C'è quella più modesta, che si nasconde, e quella più spiccata e viva che emerge e trascina tutti: si inizia così ad ondeggiare con la voce e con la melodia.
La disegno: un uovo, bello tondo, pieno, compatto.
Uno stecco, rigido e secco.
Un'onda, impetuosa e trasgressiva.
Una lama, tagliente e acuta.
Sabbia, sottile e poco omogenea.
Panna (montata), morbida e schiumosa, leggera e voluminosa...

Panta rei, tutto scorre. Ma ciò che conta è scovare il perché e la forza che mette in moto tutto. E' una piacevole scoperta, ma prima si osserva. Non sai cosa devi scoprire, tu continua ad osservare e basta.

Amo lo strumento chiamato voce.

sabato 8 settembre 2007

Equilibrio di due elementi

1 commenti

Forse la consapevolezza che più mi delude è quella che il mio pensiero per gli altri ha una forma, quella del mio viso, delle mie gesticolazioni. Ma non è soltanto il mio pensiero che viene smontato e rimontato sul mio naso, sui miei occhi e le mie mani. E' tutto: quello che bolle dentro, le verità che vorrebbero venire fuori e non riescono, ma che reiscono a trasparire da una nota della voce, da un tremolìo delle palpebre.

Perché la ricchezza delle persone è nascosta, anzi, è falsamente riprodotta sottoforma di naso, corpo e bocca, e spalle e braccia?

Il dramma è proprio la ricchezza dei nostri sentimenti che viene soffocata e che dobbiamo covare come unica arma che possa fornire rimedio alla solitudine con la nostra interiorità (detta tutta d'un fiato). Alla fine siamo gli unici che ci rendiamo davvero conto di NOI. Fuori c'è altro, noi siamo anche crosta, ma essa non è che una pellicola fragile e insignificante. Però nasconde bene, e non saprei dire se fortunatamente o sfortunatamente BENE. E di tutto questo mi pare assurdo che tanti abbiano occhi solo per questa pellicola; ma questo fa sì che noi siamo molto più soli di quanto mi immaginavo, perché nessuno è in grado di accompagnarci anche nelle viscere dello spazio che riserbiamo, ed è l'avventura più intrigante e più ardua, sa metterci alla prova per bene, ci spiazza, ci dà botte, ci percuote, ci risveglia da assopimenti, ci rinvigorisce, ci fa rimanere di stucco, a bocca aperta, delusi, ma non sa abbandonarci, perché vive in noi... e talvolta vorremmo strapparla, ma sta lì... i nostri sentimenti, la nostra intelligenza non si schiodano e si ostinano a tenersi saldi.

E ancora c'è sempre chi non dà il giusto spazio a crosta, mantello e nucleo. Le giuste proporzioni (consideriamo pure che il nucleo è inesplorabile per l'uomo, e cela la magnificenza dell'esistere e del vivere). Un equilibrio, che tentiamo di raggiungere in base soprattutto ai condizionamenti esterni e ai giudizi degli altri. E sono gli altri che concorrono in buona parte a darci l'idea di dare più importanza a NOI o a quello che figuriamo per LORO... in altre parole, all'essenza o alla forma.



venerdì 31 agosto 2007

Decimazione, dèka, dekjie...

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Decimazione.

Non deriva, secondo il sito www.etimo.it, dal greco dèka, come ritiene la massima parte, quasi se ne uccidesse uno tirato a sorte su dieci individui. Secondo questo sito, invece, deriva da una lingua ariana: dekjie, morte.

Io non so quale sia la versione corretta. Credo quella che tanti riconoscono ancora, ossia quella greca. Che centra tutto questo?

Beh, la visita del museo ebraico di Berlino (di cui ho parlato in questo post), come pure la lettura di Se questo è un uomo, mi ha dato occasione di riflettere su tanti concetti.

Perché lì la decimazione, poco importa l'etimologia, lì significava non più "fare fuori" 1 su 10, ma 10 per 1. Il rapporto veniva brutalmente invertito, come pure tanti aspetti erano ribaltati, dentro ai campi di concentramento; i deportati dovevano vivere una condizione che soltanto nei romanzi più artificiosi l'autore riesce a rendere, e far sentire come una sensazione fastidiosa, di disagio, nei lettori: lo straniamento. Ciò che era normale nella vita quotidiana sfumava e crollava anche nelle loro più ambite immaginazioni. Ciò che invece appare sconvolgente ai nostri occhi, lì era del tutto consueto. Monotono. Tedioso. Greve sui loro animi.

Beh, 1x10.
Per ogni folle che tentava disperatamente di salvarsi, ne risentivano altri 10. Che quell'uno fosse riuscito a salvarsi o meno, non ci badavano. Anzi, no: se fosse riuscito a salvarsi, facevano 11. Scusate.

giovedì 30 agosto 2007

E' così difficile trovare una soluzione? Sì, perchè sta in noi.

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Girovagando senza meta sul web, e in particolare su you-tube, ho notato come tante campagne di sensibilizzazione e pubblicità vergono a intimorire le menti di chi le guarda, ci presta attenzione e, soprattutto, vi dedica una riflessione personale, in modo da produrre un effetto di reazione in loro; se le parole non bastano, insomma, bisogna agire con le immagini.
Avrete sentito parlare sicuramente della definizione: "società dell'immagine"... una volta ogni tanto, ne sfruttano le potenzialità per produrre qualcosa di buono, oltre ai soliti cartelloni che mostrano... beh, sì... L'immagine è molto più immediata e soprattutto sta al servizio dei prigri che trovano estremamente faticosa la lettura anche di tre righe; se c'è la possibilità di rendere quelle tre righe con un'immagine, perché allora non usarle a loro dovere?

Bene, anche i video sembrano riscuotere molto successo; i vantaggi dell'immagine fissa sono elevati all'ennesima potenza, perché oltre al movimento, vi è anche il suono. E' proprio su you-tube che ho trovato dei filmati molto significativi.






Il secondo ammonisce l'abuso di alcool prima di una guida sicura al timone di un'auto.



Mi piace pensare che la soluzione si possa trovare, che la gente si renda conto dell'importanza della vita, l'alcool non è un modo di divertirsi e non risolve i problemi; finito l'effetto la vita torna nella sua normalità. Un po' di buon senso, sarebbe la soluzione migliore, ma non sempre questo è presente in noi, a questo punto subentreranno le istituzioni esterne, le campagne di sensibilizzazione a partire dalle primissime scuole ed inoltre non sarebbe male limitarne la vendita.

(Ovviamente non sono d'accordo con tutto).


Ed infine ecco l'ultimo. Per tanti sarà quello meno definito, meno chiaro nel suo messaggio. Secondo me tiene in ballo un concetto molto importante: la vita è effimera, è un equilibrio folle, ed è perfettamente in grado di ribellarsi al nostro controllo in qualsiasi istante, mentre noi ci istupidiamo di esserne gli indiscutibili manipolatori, capaci di capovolgere le situazioni... basta volerlo, no? Sissì... basta volerlo, e possiamo tutto. E la vita, intanto, ha già iniziato a prendere la sua strada, un'altra strada... pian piano ci abbandona. Ma noi questo non lo sappiamo, perché siamo chiusi nella testardaggine, quel tipo di testardaggine che solo la frase: "ma sì, è tutto sotto controllo", è capace di renderci prigionieri. La vita ci dice addio... nemmeno l'addio sentiamo. Solo l'ultimo eco.
L'ultima occasione per rendersi conto dei propri errori. E' troppo tardi. A che serve? A nulla. Ci autoconvinciavamo che il nostro più grande terrore (ossia quello di un incidente stradale dovuto a fattori quale alcool, droga, eccessiva velocità) non esisteva. Il nemico, come le paure, non vanno mai negate. Sanno ribellarsi. E solo a quel punto le strisce stradali per terra, tracciate sull'asfalto all'infinito, si trasformano nelle poche luci della sala di ricovero di un ospedale, e quelle sì che terminano, oh sì; osservate:

martedì 28 agosto 2007

La guerra secondo il Mahrabharata (che?)

3 commenti

Riprendendo in mano il libro di epica dell'anno scorso (già sommerso dalla polvere), ho trovato interessanti alcuni passi né dell'Iliade, né dell'Odissea, tantomeno dell'Eneide, ma di un poema ancor più antico di questi tre, e di origini del tutto diverse: origini Indiane. Leggendo qualche trafiletto a caso, ci ho preso gusto e interesse, e devo dire che ingiustamente a scuola a volte si tralasciano, per un motivo o per l'altro, gli argomenti meno "classici" per dare spazio al tradizionale programma di italiano... (lo stesso dicasi per storia dell'arte).

E' in questo modo che ho scoperto il Mahabharata, un affascinante mix di imprese di dei (in particolare di Krsna) e di uomini, oltre che un codice di "modelli" etici e argomenti teologici e filosofici. Pensate, è ben lungo 7 volte l'Iliade e l'Odissea messi insieme!
Vengono trattati numerosissimi temi cari anche a Omero, come il destino, la contrapposizione dei - uomini, il senso del dovere; anch'esso contiene dei veri propri archetipi, certo, alcuni molto lontani dalla nostra cultura e mentalità, trattandosi di un'opera prima di tutto Indiana, in secondo luogo trascritta a cavallo tra il secondo e il primo millennio a. C.

Tutta questa introduzione al Mahabharata per riportare due o tre frasi che mi hanno impressionata, dati i tempi e il luogo di stesura. Non si trattano d'altro che pezzi presi da una pacata meditazione sulla guerra, così essenziale nel suo sviluppo, così struggente nella sua essenzialità! Allora tante idee esistevano anche un sacco di tempo addietro! E noi che ancora non abbiamo imparato, nel 2007, quasi 4000 anni dopo, a ricordarci di queste "piccolezze", di questi profumi di pensieri che dovrebbero essere alla base del nostro viver quotidiano...

Ecco alcuni stralci:

"Dovremmo evitare la guerra a ogni costo, e a maggior motivo sapendo di avere in pugno la vittoria. Dopotutto, nelle loro vene scorre il nostro sangue. Dobbiamo fare un altro tentativo, sforzarci ancora di trovare una via che consenta a noi come ai Kaurava (i rivali di colui che sta pronunciando queste parole) di condurre una pacifica esistenza. Uccidendo i Kaurava rientreremmo in possesso dei nostri territori, ma sarebbe questa la soluzione adatta per approdare a una felicità realmente duratura?"

"Le onde della violenza non si placano mai. La vittoria alimenta l'animosità. Le ostilità perdurano, forse sopite, ma non cessano per questo di sussistere. Se nel campo avverso sopravvive solamente un bimbo, questi continuerà a covare una scintilla d'odio, che un giorno sarà in grado di scatenare una conflagrazione. Per impedirlo è necessario sterminare totalmente il campo avverso, e al solo pensarvi un brivido mi percorre tutto il corpo."

"L'ostilità non è mai soffocata da altra ostilità. L'eccessiva fiducia nelle nostre prodezze è come un male incurabile che ci divora il cuore. Per affermare la nostra forza e le nostre rivendicazioni, non esitiamo a intridere del nostro sangue il suolo. Come i savi hanno osservato (giustamente, era ora!), la cosa non differisce dalla lotta fra due cani."

Che scoperta! diranno alcuni, come pure ho detto io. Sì, sì, robe scontate, vero???
Così scontate che le perdiamo di vista, troppo spesso...

sabato 25 agosto 2007

Rispondete, no!?

5 commenti

Una domanda posta su Yahoo! Answers:

Perchè non affondiamo le barchette dei negretti anzichè accoglierli? per un'italia + pulita e sicura!!!?


Scelta come "miglior risposta", dal richiedente:

Oltre ad affondare le barche bisogna anche chiudere le frontiere....io sono a favore. Abbiamo già abbastanza delinquenti italiani non abbiamo bisogno anche degli stranieri!!! (So che mi metterete solo pollici giù, ma se andiamo avanti cosi siamo finiti!!)

Allora, LI VEDETE I TG O NO!?!? MUSULMANI CHE NEL GIRO DI 4 ANNI HANNO RADDOPPIATO LE MOSCHEE,DOVE INSEGNANO AI BAMBINI AD ODIARE I LORO COETANEI,RUMENI E ALBANESI CHE SONO A CAPO DI MEGAORGANIZZAZIONI DI TRAFFICI DI DROGA E PROSTITUZIONE,CINESI CHE POPOLANO OGNI METRO QUADRO DI ITALIA E NON SI FANNO VEDERE....CHIEDETE A COLORO CHE HANNO PERSO DEI PARENTI O DEI FIGLI PERCHE'SONO STATI INVESTITI DA EXTRACOMUNITARI UBRIACHI E PRIVI DI PERMESSO DI SOGGIORNO!OK,NON E'GIUSTO FARE DI TUTTA L'ERBA UN FASCIO,MA VISTO CHE GIA'ABBIAMO I NOSTRI DELINQUENTI ALMENO QUELLI RIMANDIAMOLI A CASA LORO!


DIMENTICAVO I RAPINATORI CHE AMMAZZANO SENZA SCRUPOLI....TANTO NON HANNO NULLA DA PERDERE,ANZI SE VENGONO ARRESTATI PER LO MENO HANNO UN TETTO,DA MANGIARE E DA DORMIRE GRATIS (CHE SPONSORIZZIAMO NOI COME I CENTRI DI ACCOGLIENZA, I VIAGGI PER RIMPATRIARLI,LE EVENTUALI CURE MEDICHE ETC....)...CHIEDETE ALLA GENTE CHE SUBISCE RAPINE IN VILLA QUANTO E'BELLO ESSERE PESTATI A SANGUE O VEDERE MORIRE I PROPRI CARI UCCISI SOTTO I PROPRI OCCHI SENZA SCRUPOLO?????

(ho fatto copia-incolla)...

Chi ha voglia di leggersi tutte le risposte, qui.

giovedì 23 agosto 2007

Siamo piromani d'oggi...

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L'Italia continua a bruciare. Il Sud Italia continua a bruciare.
Ancora una notizia allarmante ieri, nel Messinese. Non sempre, però, dietro le quinte di queste fiamme che iniziano a divampare incontrollabilmente si trovano cause naturali.

I piromani. Perché appiccano fuoco a un ramoscello fresco fresco? Forse lo hanno scoperto da poco e vogliono sperimentare l'emozione degli effetti che fa su larga scala.
Oppure ancora, trovano il fuoco irresistibilmente magico e dalle forme indescrivibili, così si sbizzarriscono, cercando di saziare l'appettito del romanticismo del fuoco, che arde e devasta.
Davvero romantico.
Ci sono quei piromani (17enni) che, alla domanda: "Perché hai scatenato quest'incendio?" rispondono: "Lo fanno tutti, volevo provare che emozione dava, ero curioso di provare come ci si sente". Che strane curiosità che girano. Magari, dopo, sono anche fieri di vedere quell'opera enorme, e avere l'ebrezza di pensare: "Sono stato io l'autore!!!"
Un bel "bravo" glielo dedichiamo? Se lo merita!

In un incendio, oltre alla vegetazione e alla fauna, possono andare in fumo anche 500 milioni di euro all'anno. E la causa è altrettanto positiva: "lo fanno tutti, lo faccio anch'io". La frase più perversa in cui si possa credere e nel quale calare responsabilità e azioni. Vuol dire non avere una propria testa, vuol dire agire secondo modelli già fornitici, vuol dire essere indolenti e pigri a pensare a un passo in più, vuol dire tanto. E continuiamo così, che siamo sulla buona rotta, mi raccomando...

piromane = reato di incendio doloso = terrorista della natura

martedì 21 agosto 2007

Ignoranza vs. Tamburino

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Un video tratto da Le Iene, programma che con abile ironia denuncia alcuni aspetti del mondo odierno.
Assaporate il video in tutte le forme di ignoranza che riscontrate in molti dei bersagli colpiti dalle telecamere nascoste e dai complici; Reazioni diversissime di fronte a una musulmana cammufata: diffidenza, incomprensione, addirittura pudore.
E, lo sottolineo, la maggior parte dei casi è semplicemente mancanza di informazione... ecco, si vede un'enorme fuoriuscita di ignoranza dalle bocche di queste persone.






Lo diceva anche il papà di Tamburino, il leprottino del cartone animato di Bambi, così carino e
simpatico per il suo "tic" di tamburellare il piede a terra...

Se non sai cosa dire, meglio non dire niente!

E Tamburino arrossisce così teneramente...
Ma gli uomini? No, loro sono troppo orgogliosi per farlo.

domenica 5 agosto 2007

Arild Ovesen e Isa Momodo, due disperati da salvare!

6 commenti

Leggete assolutamente questa mail... L'ho trovata su Internet.



Mi permetto di postare questo appello, che e' assolutamente vero!!!


Ciao, il mio nome è Arild Ovesen.

Soffro di 54 malattie rare e mortali, cattivi risultati scolastici, eiaculazione precoce, paura di venire rapito e ucciso mediante elettroshock anale, e senso di colpa per non aver inoltrato 50 miliardi di catene di Sant’Antonio mandatemi da persone che pensano davvero che se uno le inoltra, la povera piccola bambina di 6 anni a Foligno con un tricorno in fronte non riuscirà a procurarsi abbastanza denaro per toglierlo prima che i genitori la vendano al Circo Orfei.

Prima di tutto devi mandare questa lettera a 7491 persone entro i prossimi 5 secondi, altrimenti verrai stuprato/a da un montone impazzito e poi gettato fuori da un edificio altissimo per cadere in una collina d’escrementi animali.

Se non lo farai, a causa di uno strano virus la ventola dentro il pc si metterà a girare al contrario e vi risucchierà il processore.

Dopo una serie di lampi di colore blu, dal vostro lettore cd (se avete il masterizzatore è peggio), uscirà il totem (o tantra) della buona sorte che ha già fatto il giro del mondo tre volte (e mi ha confidato di essersi rotto il c... perché vorrebbe starsene cinque minuti a casa), vi appoggerà alla pecorina sulla tastiera, indipendentemente se siete donne o uomini.

Per ogni messaggio che manderete all’indirizzo boccaloni@bocaloni.it un’associazione donerà un quarto di dollaro per comprare un nuovo aereo all’aviazione americana che servirà per tirare giù un’altra funivia in Italia.

E per ogni mail che manderete alla Microsoft o che manderà un’altra persona dopo avere ricevuto l’informazione da voi, vi verrà portata una pizza quattro stagioni a casa vostra da Bill Gates in persona.

Io all’inizio non ci credevo, poi ne ho spedite tante e dopo tre settimane, mi è arrivato addirittura un calzone farcito!!!

È del tutto vero!!! Perchè questa lettera non è come tutte quelle false, QUESTA è del tutto autentica!!! Del tutto vera.

Ecco il programma:

Mandala a 1 persona: 1 persona si incazzerà perchè gli hai mandato una stupida catena di Sant’Antonio.

Mandala a 2-5 persone: 2-5 persone si incazzeranno perchè gli hai mandato una stupida catena di Sant’Antonio.

Mandala a 5-10 persone: 5-10 persone si incazzeranno perchè gli hai mandato una stupida catena di Sant’Antonio, e forse valuteranno l’opportunità di sopprimerti.

Mandala a 10-20 persone: 10-20 persone si incazzeranno perchè gli hai mandato una stupida catena di Sant’Antonio, e faranno saltare te, la tua casa, la tua famiglia e il tuo gatto in aria.

Erode Scannabelve, un pediatra mannaro di Trieste, non spedì a nessuno questa mail: dei suoi tre figli uno cominciò a drogarsi, il secondo entrò in Forza Italia e il terzo si iscrisse a Ingegneria dei Materiali.

Turiddu Von Wasselvitz, un allenatore di farfalle da combattimento austro-siculo, si fece beffe di questa mail ad alta voce, e in quello stesso istante gli esplose la testa.

Meo Smazza, pornodivo shakespeariano, non diede alcun peso a questa mail: ignoti gli riempirono un profilattico di azoto liquido, e lui se ne accorse solo dopo averlo indossato.

Un tizio che conosco non ha diffuso questa mail e ha disimparato ad andare in bicicletta.

Se inviate questo messaggio a tutti coloro che conoscete, perderete 2 minuti, ma forse la finiranno di rompere con queste catene di Sant’Antonio!




Ecco, ora che l'avete finita, capirete il vero senso di tutte le catene di Sant'Antonio e dei veri problemi che stanno dietro ad esse... E mi raccomando, continuate ad inoltrarle, perché potreste salvare bambine con il tricorno e far scampare da morte sicura giovani ragazzi con 54 malattie rare e mortali.

L'altro giorno mi è arrivata una mail da una certa dottoressa Isa Momodo del Burkina Faso, direttrice di una banca (Bank of Africa, BOA, tengo a precisare), che mi chiedeva cortesemente di accettare un'ingente somma di denaro proveniente dal conto di una famiglia la cui parentela era tutta rimasta vittima di un drastico incidente aereo. Ero così emozionata...io! La prescelta! Che fortuna! 25 milioni di dollari per me!

Oltre all'impossibilità della richiesta, la mail non ha avuto effetto perché la stessa si trovava non solo nella cartella delle mail vere e proprie, ma anche nella cartella anti-spam della mia casella di posta! Con due giorni di ritardo, era riuscita a infiltrarsi per bene, obbligandomi a leggerla...
Notate bene anche la sigla BOA: di solito, nelle abbreviazioni, non si usano mai le preposizioni. Altrimenti, scriverei comodamente gli USOA (United States Of America)!!!

giovedì 2 agosto 2007

L'uomo pro/re-gredisce

5 commenti

Ecco, questa sensazione di perdere ogni cosa che trascorre, anzi, che scorre via con il tempo.
Fuori c'è un'aria piacevolissima, una serata umidiccia, quel profumo di bagnato che risveglia percezioni autunnali e primaverili. Il tempo, là fuori, sembra essersi rassenerato con se stesso, il suo lavoro di rinfesco d'aria l'ha compiuto a suo dovere.
Perché tutte le creature e i fenomeni di questo mondo hanno un unico scopo, mentre l'uomo ne ha infiniti? E più passa il tempo, più se ne prefigge, più si ostina a fare, fare, fare... è sempre così pensieroso, deve trovare una soluzione a tutto, perché crede che più domande vengano fuori, più risposte bisogna dare. No. Lasciar passare, non sarebbe più semplice? (Lo dico proprio io!). Ad esempio... le nuvole vengono per buttare giù acqua. Stop. Le piante crescono per l'ossigenazione dell'atmosfera. Stop. Tutti gli animali nascono con l'unico scopo di sopravvivere e far sopravvivere, pardon, o far sopravvivere. E l'uomo? Lui no, invece. Lui è destinato a non avere un unico fine, perché qualcuno ha avuto la brillante idea di dargli un cervello per pensare.
Il suo pensare è stato il suo progredire. Mi chiedo ora se è veramente una progressione: vedo che l'uomo è capace di fare tanto male. Ci sono due strade possibili per ogni idea umana: una che fa crescere nel bene, una nel male. Ma ogni idea fa comunque crescere. Ci si costruisce questo muro di mattoni che si fabbricano ad ogni nostro sguardo, osservazione, attenzione, ad ogni lettura, ogni scrittura, ogni ascolto... da soli. Si costruiscono da soli, non ce ne rendiamo conto. Si saldano agli altri solo nel momento in cui li riprendiamo in mano, li applichiamo e li ripensiamo; da crudi come sono diventano cotti, grazie al sole del nostro intervento, del nostro agire cosciente.
Più l'uomo cresce, più l'innocenza scompare, perché egli inizia a cuocere tutti i mattoni a una velocità impressionante, robotica. Diventa rigido, inflessibile...
Pensare che una volta era un animale... un innocuo animale. E anche lui con uno scopo. Un semplice scopo. La mancanza di intelligenza come quella umana porta con sé un grande vantaggio, anzi due: il primo, è quello di non essere in grado di porsi domande e quindi problemi. Il secondo, è quello di non poter desiderare tale intelligenza, non conoscere dell'esistenza di tutte le gioie e i piaceri che ne potrebbero derivare, tutte le comodità, le soddisfazioni... Voglio dire, nessun animale è invidioso di noi.


P.S. Cercherò di dimenticare tutto quello che ho scritto in questo post perchè sarebbe troppo deprimente per me crederci sul serio per tanto tempo... Evviva l'intelligenza umana! (umana non vuol dire che si trova in TUTTI gli umani...)

lunedì 30 luglio 2007

Illusione...

7 commenti

Non so perché, ma ho voglia di parlare di illusi & illusioni.
Oggi, si sente parlare di una persona illusa con l'accezione di "sfigato": un illuso è uno sfigato, uno che non si rende conto della reale situazione cui non è capace fare cima; uno, insomma, che non sa distinguere la realtà dalla fantasia dei suoi desideri. Ci si illude di solito per protezione, più o meno consapevolmente, e ci si chiude in una cappa che permette di non avere tanti contatti con l'esterno: una sorta di isolamento, il cui strato dipende dalla capacità di evadere. Certo che nel momento in cui uno si illude inconsciamente, non è nemmeno più in grado di allargare il divario fra realtà e sogno nella realtà. L'illusione è un sogno nella realtà, e nel divario c'è rischio che affoghi di tutto, anche punti fermi della propria esistenza e dei propri rapporti.

Io ho sentito parlare di schizofrenia, in questi casi.
Ma questa non è una semplice malattia di illusione, perché il vero problema di una patologia mentale simile è la CONVINZIONE. C'è differenza tra illusione e convinzione. Mi ricordo del bellissimo film "A beautiful mind", che aveva come protagonista John Nash, uno schizofrenico, appunto. La difficoltà più grande per lui è stata quella di ammettere l'esistenza di tale malattia, ammettere che in quel divario vi era sprofondata anche sua moglie e sua figlia, che confondeva con elaborazioni della sua mente, e che più abilmente riusciva a contestualizzare e incastrare nelle vicende di ogni giorno, e più esse si stagliavano ai suoi occhi come vere.
Tornando all'illusione, io credo che essa sia davvero una culla di gioia e di dolore. Perché dolore? Beh, è abbastanza ovvio: dal momento che si esce da un'illusione si soffre sempre. E' come essere risvegliati nel momento culminante di un sogno. Dà rabbia, no? Ma l'illusione è un sogno nella realtà, e la realtà fa più male che rabbia.

Io credo che le illusioni posteci dagli altri siano le più crudeli. Leopardi parlava della Natura come principale ispiratrice di illusioni, ma lui nei suoi testi descriveva paesaggi, elementi nei quali si rispecchiava e si lasciava andare... Si risvegliava sempre, però, alla fine. L'importante, dopotutto, è non piantarsi sulle illusioni, ma considerarle come una seconda alternativa.

Saper vivere con esse, non in esse.

mercoledì 25 luglio 2007

Ma quale pubblicità!

3 commenti

Tra tutti i mezzi di comunicazione di massa che hanno sempre più credito e successo nella società odierna vi è sicuramente la pubblicità. A parer mio, una fra le più arroganti, che si infiltra nella mente della massa con quelle frasi schiette, che vogliono esprimere chissà quale concetto vitale. Un metodo direi brusco e indiretto. L'uso di immagini azzeccate si dimostra fondamentale per attirare l'attenzione. Prodotti inutili vengono appunto presentati come necessari a tutti i costi. Ma non prodotti e basta: prodotti di quella precisa marca.

Ecco che qui si instaura anche una vera e propria concorrenza fra le diverse marche che producono lo stesso tipo di prodotto. Fra i conflitti più noti troviamo sicuramente quello che vede schierati la Pepsi Cola e la Coca Cola. Nonostante tantissimi siano per così dire fedeli alla Coca Cola, perché si tratta di un marchio di più antica tradizione rispetto alla Pepsi, ho letto (non mi ricordo esattamente quando e dove) che su un campione di persone che venivano bendate e venivano loro posti due bicchieri, uno di Coca Cola e uno di Pepsi, alla domanda: "quale dei due ha il gusto migliore?" quasi tutti votavano la Pepsi. Questo dimostra che anche la pubblicità è un fattore notevole, anzi, forse il pincipale, per il successo di un prodotto. Per esempio, ho sentito dell'esistenza di una pubblicità nella quale un bambino, di fronte a una macchinetta contenente una lattina di Coca Cola, non riuscendo a raggiungere il pulsante per la selezione, ha disposto per terra due lattine di Pepsi che teneva in mano e vi è salito sopra in modo da permettersi la Coca Cola.
Esistono, negli Stati Uniti, le pubblicità in cui si mettono a confronto due o più prodotti, dimostrando come soltanto uno sia in realtà il migliore. In Italia, un evento simile è accaduto con la pubblicità della Tele 2 vs. Telecom Italia vs. Infostrada, nella quale si comparavano i prezzi. Ricordate?

Per colpire la gente, la pubblicità fa spesso ricorso a temi cari alla sensibilità umana, come lo sono la famiglia, il nido rappresentato dalla casa, il luogo per eccellenza dove si trova sicurezza, riposo e trasparenza, poi l'amicizia, l'amore... Altri sono così carini e bellini perché stupidi, oppure molto ironici;talvolta bastano delle immagini e una musica accattivante. Per questo tanti si sentono coinvolti in quello che si descrive, più o meno indirettamente, nella pubblicità. Tutti potenziali strumenti per penetrare nella massa e agire in essa. Coloro che si occupano di questo settore devono fare attenzione a ogni singolo aspetto, che all'apparenza può sembrare poco rilevante. Bisogna essere grandi interpretatori della mente per produrre pubblicità di successo...bisogna intuire le esigenze della popolazione, i suoi punti deboli, e sfruttarli.

Esistono poi, se si può dire, le pubblicità "serie": quegli stralci di immagini descritti da un narratore che devono dare la possibilità di riflettere su tematiche di attualità, come la fame nel mondo, la povertà, la mancanza idrica, l'istruzione...ma anche qui ogni loro tentativo di serietà svanisce, preceduti e seguiti come sono dal messaggio promozionale della Barilla (perché dove c'è Barilla c'è casa, lo capite, vero?) e lo scoiattolino della Daygum Protex. Io personalmente detesto questo modo di fare.

A proposito della Daygum, mi viene in mente quel video promozionale (grazie a Fede per il link) del tizio in motocicletta, nella bocca del quale si infila un piccione... Pensando alla fantastica chewing-gum che viene allegramente masticata e collegarla all'immagine del volatile di città non è il massimo...Se qualcuno sa darmi un'interpretazione di quest'immagine...Lo stesso dicasi per una vecchia pubblicità di Magnum (by Algida).

Spero di riprendere in mano questo tema, anche in seguito a una ricerca su Internet... queste qui sono soltanto opinioni personali!

martedì 24 luglio 2007

Dipendenti da tutto

2 commenti

Ecco il mio risultato di dipendenza dal blog:

68%How Addicted to Blogging Are You?

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Si è dipendenti da tantissime cose, tanto che spesso si confonde "dipendenza" da "abuso" o da semplice "condizionamento". Non ci si accorge nemmeno di essere dipendenti da qualcosa. Anzi, ciò accade per la maggior parte delle volte, altrimenti si tenterebbe di sciogliere questo legame. Ma accorgersi di essere dipendenti vuol dire essere già entrati nel tunnel; il punto è prevenire questo accorgimento, saper staccare la spina prima di infiltrarsi in un pozzo dalle pareti scivolose.

Un'opinione scientifica. Ecco cosa dichiara il Comitato degli Esperti del WHO:

ha definito la "dipendenza da una sostanza" come caratterizzata da:
a) desiderio (craving) e necessità compulsiva di continuare ad assumere la sostanza e ad ottenerla con qualunque mezzo;
b) tendenza ad aumentare la dose (tolleranza-assuefazione);
c) dipendenza psichica e fisica dagli effetti della sostanza (crisi di astinenza);
d) azione deteriore sull'individuo e sulla società.




Il sito da cui è stato preso è questo