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lunedì 16 giugno 2008

Perché?

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Ecco una dimostrazione di come la mentalità di una nazione si rispecchi anche nelle piccole cose e fatti quotidiani...

In Italia la tipica domanda da rivolgere quando si incontra uno studente o uno scolaro nel periodo metà giugno è: "Sei stato promosso?"

In Albania, nella stessa situazione, si chiede invece: "Hai concluso con tutti 9 e 10?"


Domanda: dove sarà maggiore lo spirito di competitività e la volontà di primeggiare???

lunedì 28 aprile 2008

Assemblea d'istituto del 28/04

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L'assemblea d'istituto di oggi, un lunedì dopo il ponte del 25 maggio, per quasi la totalità degli studenti del nostro liceo ha fatto da coda ai tre giorni di vacanza.
Io non ho partecipato direttamente, poiché sono stata impegnata nel laboratorio di teatro con le prove per lo spettacolo.

Comunque per oggi era prevista un'organizzazione leggermente differente rispetto al solito: l'assemblea è stata bitematica, si poteva trattare o di politica o di mafia. Per testimonianze, ho saputo che i gruppi andati meglio sono stati quelli della visione di un film. In particolare, è piaciuta "La rosa bianca".
Due gruppi dibattito ho saputo che sono stati sciolti praticamente da subito... per mancanza di persone o responsabilità dei relatori.
Andata male, insomma, da quanto ho capito.

Poi, per esempio da noi mancava anche la profe dell'ultima ora, quindi nemmeno l'appello finale si è fatto... e la tentazione di uscire già dalle dodici e mezza anziché all'una era forte per tanti...

A questo punto dico che le assemblee d'istituto non servono a nulla nel nostro liceo. Mi dispiace anche, ma lo vedo che sono una totale perdita di tempo.

giovedì 3 aprile 2008

Excel a scuola

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Stamattina a scuola ci siamo fermati un'ora di più (fino all'una anziché alle due) perché è iniziato il corso settimanale di laboratorio informatico per imparare a utilizzare il foglio elettronico con il programma di Microsoft Office, Excel.
Del pacco Office, Excel e Database sono gli unici due che non ho mai aperto per provare a smanettarci un po'. Anzi, una volta col database avevo fatto una lista di alcuni libri che avevo in casa, ma nulla di che. Ma Excel proprio... siamo partiti da zero, da meccanismi che più o meno sono intuitivi e comuni a tutti i programmi di marchio Office.

L'iniziativa da parte della nostra profe di dedicarci due ore di lezione in più alla settimana in laboratorio d'informatica (vabbeh che ci vogliono dieci minuti solo per accenderli, 'sti computer...) è scaturita perché l'utilizzo del foglio elettronico ci risulterà molto utile l'anno prossimo per il calcolo di alcune funzioni in fisica e in geometria analitica.

Come dice la nostra V., sappiamo fare "cose turche" col computer, ma dopo un piccolo sondaggio è risultato che nessuno della nostra classe ha mai usato Excel, eccetto due che l'hanno sfruttato per tabelle.

Continuo a sostenere che in tutte le scuole italiane, e non solo nelle professionali, bisognerebbe dedicare un'ora o due alla settimana a lezioni di informatica, perché, così come l'inglese, è una materia che sta diventando un must nell'odierno mondo del lavoro. Tutto ormai funziona grazie all'aiuto di computer, e frequentare il liceo non vuol dire rimanere alla "classicità" degli strumenti utilizzati per l'apprendimento. Tutti sanno che importanza ha conoscere alcune nozioni fondamentali di informatica: è inutile che ne parli...
Anche nei Paesi in via di sviluppo viene incentivato di più nelle scuole che qui in Italia!
Già che spesso chi vuole davvero approfondire alcune materie l'unica soluzione che gli rimane è quella dell'autodidattica... Ma lezioni di computer prese da "esperti" in ambito scolastico non sarebbero per nulla male in un liceo! Dai!!!

giovedì 28 febbraio 2008

Due ore di concetti di poesia

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Le classi seconde del nostro liceo erano state invitate a partecipare a un discorso dell'attore Carlo Mega sulla poesia.

La 2° D si è recata stamane dalle 11 alle 13 (già due non sono addirittura venuti a scuola pur di uscire un'ora dopo il consueto orario del giovedì...), al teatro Celesti, quello con 50 posti a sedere in pratica.

Ho notato subito che era attore. I gesti mentre parlava, l'enfasi che metteva su alcune parole e alcuni concetti, il modo di rapportarsi con noi, anche.
La provocazione iniziale è stata una domanda: "Secondo voi, la parola può contenere, esprimere la vita?"...

E da qui sono partite varie ramificazioni, che a grandi linee sono state da lui esposte secondo un disegno cronologico: dalla poesia di Leopardi, si è passati a quella di Pascoli, con Baudelaire in mezzo, poi Ungaretti, per poi finire con Montale, che, a causa temporis, è stato soltanto accennato.

Integrava letture di poesie con spiegazioni, e con domande provocatorie che ci indirizzava, in modo da non rendere il tutto una lezioncina di spiegazione e basta. "Come si fa una poesia?", "Che ruolo ha il poeta oggi?", "Cos'è l'ispirazione?", "Cosa serve per comporre?" sono alcune delle questioni cui abbiamo cercato di dare una risposta.

La bellezza di quest'arte di raffigurare il mondo interiore di chi scrive attraverso parole, di tracciare sul foglio immagini e ritmi, musica e immaginazione, e poi leggerla, è unica.
Lui in qualche modo ha cercato di svelarla, e di farci lasciar coinvolgere e affascinare da essa.
Poesia.
Da dove veniva questa parola? Ah sì, da un verbo greco... non so come si trascriva, ma il significato è quello di "fare, comporre, plasmare, creare". Anche l'immaginazione e la finzione modellano qualcosa, e la capacità di modellare nella mente non è propria soltanto degli ingegneri, architetti o geometri.
Ma accanto a ciò, ci vuole anche tanto studio. E tanto felice studio.

"Non chiederci la parola che squadri da ogni lato" dice Montale. Vuol dire che nemmeno L'infinito di Leopardi, dopotutto, è perfetto. Non si arriva mai al completo possedimento e alla totale padronanza della parola, per descrivere una vita... perché essa muta con lo scorrere del tempo. Ci avviciniamo sì, ma non la raggiungiamo mai, la capacità assoluta.

Intanto, ci rimangono solo tanti tentativi del cimento, che dura da secoli...

Questa che segue è la poesia "I due fuchi" di G. Pascoli:

Tu poeta, nel torbido universo
t'affisi, tu per noi lo cogli e chiudi
in lucida parola e dolce verso;

si ch'opera è di te ciò che l'uom sente
tra l'ombre vane, tra gli spettri nudi.
Or qual n'hai grazia tu presso la gente?

Due fuchi udii ronzare sotto un moro.
Fanno queste api quel lor miele (il primo
diceva) e niente più: beate loro!
E l'altro: E poi fa afa: troppo timo!

venerdì 8 febbraio 2008

Dilettante di geometria

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Bene, ci sono i problemi di geometria. Iniziano a darmi qualche difficoltà; eppure, non sono niente di straordinario. Alcuni sono addirittura intriganti, perché basta una considerazione, piccola ma efficace, per risolvere il tutto in un passaggio o due.
Concludendo in questo modo, si arriva al punto in cui mi dico: "Bene, ora sono sicura che nel prossimo problema sarò in grado da sola di trovare la considerazione azzeccata... Bisogna farci l'occhio, dai, è una stupidata, in fondo..."

Quindi, con un sentimento di sfida verso me stessa, inizio a fare il secondo dei 5 problemi di compito...
Sì. Sì... Sì?

...Dai dai... Ci siamo...

No, invece! Stavolta, sono sicura, il procedimento è quello corretto. Sono i calcoli a non venire, non può essere altro.
Per forza.
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!
Non può essere!!! Non sono abituata a non capire, dopo tanti esempi fatti.

Un motivo c'è, ci deve essere. E lego sempre i miei piccoli insuccessi a qualcosa di più grosso, che coinvolge altri piccoli insuccessi, anche sconnessi fra loro, e che riguardano diversi settori di una giornata. A partire dalle relazioni, arrivando all'interrogazione, alla distrazione, alla mancanza di entusiasmo, o l'eccessiva voglia di fare.

Pfff...

E cosa c'è, in questi giorni? Scoperte grosse, derivanti da improvvise delusioni e stato di "né di qua, né di là".
Inadeguatezza. Manca un punto di riferimento. Senza, si cammina guardando i piedi, le cicche del marciapiede, per cui tutta la bellezza del lontano viene completamente ignorata.

Vado a finire geometria. Forse, devo solo girare la figura, e le relazioni tra i triangoli magari le vedrò più distintamente... Devo solo cambiare prospettiva.

Pfff..Pf.

mercoledì 30 gennaio 2008

Milano in laboratori

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Un'uscita a Milano, oggi.



In realtà (forse, spero di no, ma chissà ...) anche l'unica vera e propria uscita di quest'anno, vista la disponibilità dei professori e le proposte da poter prendere in considerazione...



Ci andavano praticamente tutte le seconde scientifico, e con noi è venuta anche una del sociale.



Nonostante la partenza anticipata, non siamo riusciti ad arrivare in tempo, dato il traffico in autostrada, per completare il programma previsto per la mattinata (dalle 10 alle 11 e mezza), cioè il laboratorio di crittografia presso l'università.

In pratica, ne abbiamo fatto solo metà. Dopo averci divisi in gruppi da 5 di media, ci hanno fatto lavorare attorno a tavolini, su un foglio di quesiti inerenti la crittografia di tipo "Caesaris", o cifrario di Cesare.

Partendo da una frase da codificare senza alcun punto di riferimento (ma che in realtà era abbastanza banale), abbiamo fatto tutto un percorso per scoprire, attraverso algoritmi e confronti, in che maniera questo metodo, da basilare, si potesse rendere più difficile e più "criptato", meno chiaro e intuibile possibile.

Forse un po' per la guida del nostro gruppo, che non era il massimo dell'entusiasmo e dell'abilità di coinvolgere, un po' per la ripetitività dei sistemi di codificazione e delle chiavi di lettura che usavamo, l'attività non mi è parsa molto interessante.



Dopodiché, usciti alle 11 e mezza dall'università, ci avviamo verso il Museo della Scienza e della Tecnica.

Abbiamo due ore e mezza di svago circa, per mangiare, discutere, ascoltare musica, andare in un bar, ecc...

Il Duomo, ahimé, era forse un po' troppo lontano dal posto dove avevamo lasciato appuntamento con il resto della classe; eppure, ci siamo arrivati lo stesso.

Dopo un stancante tour della città a piedi, per il ritorno ci siamo resi conto che forse ne valeva la pena di utilizzare la metropolitana. E così è stato... un po' a naso, un po' chiedendo, siamo riusciti ad arrivare in tempo per un soffio (e col fiatone) all'appuntamento per la visita del museo.



In realtà, di tutto il museo, a noi interessava soltanto il laboratio dove si sintetizzavano i vari colori, naturali o artificiali.

Dato che il nostro liceo manca di un vero e proprio laboratorio di chimica, quest'esperienza si è rivelata compensativa. Abbiamo operato con sali, idruri, idracidi, ossiacidi, idrossidi (sto studiando proprio ora la classificazione dei composti in chimica), acqua e aceto, (e anche uova...) per fare i vari colori.

Beh, qui il divertimento è stato assai maggiore rispetto al mattino.

Visti anche i vari casini che sono saltati fuori...


Un bell'8 a quest'uscita. Sarebbe molto di meno per altri motivi.

mercoledì 23 gennaio 2008

Concorso di scrittura e musica

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sabato 24 novembre 2007

Assemblea (22-11-2007) #1

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Vorrei tenere appuntato in questo blog anche l'esperienza scolastica dell'Assemblea di'Istituto. Chissà che questo blog non vada avanti per tutti e 4 anni di liceo che mi rimangono, e vedere un po' la loro evoluzione in tutto questo arco di tempo.

Ore inizio, 8:30.

Tra tutti i gruppi proposti, direi tutti interessanti e coinvolgenti, erano i film ad attirare più persone: aule anche con una sessantina di persone circa. Questo dipende sicuramente dal fatto che i gruppi non erano poi tantissimi, e considerato che in linea di massima la scuola era praticamente piena come in una consueta giornata di lezione, non si potevano contenere tutti in quelle poche aule disponibili. E infatti sono stati tanti, soprattutto "i frequentanti la classe prima liceo" (perifrasi per non usare "primini"), quelli che hanno occupato classi vuote per autogestirsi un paio di orette di studio o di calcio con palline di carta o partite di briscola o quant'altro.

Tutto mi è sembrato svolgersi nella regolarità.
Nei corridoi il giusto trambusto, nelle aule la giusta serietà, anche se quest'ultima non è mai sufficiente... La security tranquilla. Pochi accalcamenti.
Ben riuscita, credo.
Credo perché non sono stata molto per i corridoi, se non a ricreazione. E non ho nemmeno sentito suonare le band giù al piano terra, perché nella seconda parte dell'assemblea Giulio mi ha intrattenuta in un gruppo inventato al momento, dove si stava discutendo riguardo alcune problematiche scolastiche.

Un punto debole si è rivelato soprattutto con i primini, ma non solo, che, in preda alla noia, si rifugiavano in quelle aule per fare altro.
Qui credo sia un problema di mancanza di interesse e di informazione verso l'assemblea.
Ho presente il caso della classe di mio fratello, dove non sapevano nemmeno cosa fosse un'assemblea, perché i rappresentanti di calsse non hanno riferito nulla di quello che è stato discusso al Comitato Studentesco. Forse anche per mancanza di chiarezza durante i dibattiti di quella riunione...

Un po' disorientati, ecco. E si prende esempio da quelli più grandi di solito.

mercoledì 21 novembre 2007

La parafrasi non fa bene

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Anche voi trovate l'operazione che i professori dalle medie in su chiamano "parafrasi" semplicemente inutile e raccapricciante?

Oggi abbiamo affrontato l'Infinito di Leopardi, che già conoscevo a memoria dalle medie. Lasciando perdere la cambiatissima impressione che mi ha fatto nel rileggerla oggi rispetto a due anni fa circa (e anche la cambiatissima intonazione che le ho dato... brrr, non mi riconoscevo), con la tirocinio, si è cercato di spaziare un po' tra le parole della poesia (che poi perché certi individui cercano sempre di dare una migliore impressione in situazioni con gente che si vede per poco tempo, che mai più si riincontererà, che con quelli con cui hai a che fare quotidianamente...)

A fine lezione, ci è stato assegnato come compito quello di scrivere la parafrasi.
Dopo essermi stato rimproverato che non sono in grado di apprezzare tanta bellezza in pochi versi, perché ho avuto un momento di mancanza di autocontrollo di fronte a una battuta di un compagno, ci viene imposta una parafrasi.
Io personalmente le vedo come gli scritti più riduttivi che ci possano essere. Sciolgono la poesia completamente, la scardinano, la rendono neutra, la abbassano, le fanno toccare la regolarità, la normalità, sia delle parole, che della costruzione delle frasi.

La scombinano.
Le arruffano i capelli, prima rifinemente raccolti, e li ripettinano normali.. normali!!! (Questo aggettivo è scandaloso per una poesia come lo è la parola "finito" per Hilbert).
Struccano il suo volto.

E poi, se c'è un comportamento che non sopporto da parte di qualsiasi adulto che si ritenga possedere anni e anni di esperienza più di uno studente, è quello di entrare nella sua coscienza in modo drammatico. Dirgli: "ma che ne sai tu delle bellezze della vita, dei dolori, tu che stai tutto il giorno con l'i-pod alle orecchie? Hai mai sofferto davvero? Non credo proprio, sai! Dovresti inchinarti davanti a una poesia come questa, sei superficiale, siete superficial; ma pensate che la vita sia solo la canzoncina? Vi sbagliate."

Ma come si osa invadere uno spazio umano e sempre vivo, e così (ahimé) delicato, com'è la nostra cosceinza, la nostra anima? Come intromettersi in quegli spazi così riservati, che basta davvero poco per venire spiazzati completamente, perché suscita ricordi in bilico, non ancora assimilati.

Chi non sa di noi, è meglio che non parli di noi.

lunedì 12 novembre 2007

... ma è troppo tardi

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Temo di aver sbagliato scuola (spunto dal blog di Chiara)...

Beppe vengo da te!!!


PSICOLOGIA: 24
SCIENZA DELL’EDUCAZIONE: 22
SOCIOLOGIA: 20
FARMACIA: 20
SCIENZE DEI MATERIALI: 20
LINGUE E LETTERATURE STRANIERE: 18
SCIENZE BIOLOGICHE: 16
FISICA: 16
CHIMICA/CHIMICA INDUSTRIALE: 16
MATEMATICA: 14
MEDICINA/ODONTOIATRIA: 14
INGEGNERIA NUCLEARE: 14
INGEGNERIA CHIMICA/INGEGNERIA DEI MATERIALI: 14
BIOTECNOLOGIE: 14
INGEGNERIA BIOMEDICA: 12
LETTERE/FILOSOFIA: 12
DISEGNO INDUSTRIALE: 12
INGEGNERIA GESTIONALE: 12
INFORMATICA: 12
RELAZIONI PUBBLICHE: 10
SCIENZE STATISTICHE: 10
ECONOMIA DELLE ISTITUZIONI: 10
SCIENZE POLITICHE: 10
ARCHITETTURA: 10
INGEGNERIA ELETTRICA/TELECOMUNICAZIONI: 10
INGEGNERIA INFORMATICA/ELETTRONICA: 10
SCIENZE NATURALI: 10
SCIENZE TURISTICHE: 10
SCIENZE AMBIENTALI: 8
SCIENZA DELLA COMUNICAZIONE: 8
INGEGNERIA MECCANICA/AEREONAUTICA: 8
ARTI, CULTURA, COMUNICAZIONE: 8
ECONOMIA E COMMERCIO: 8
ECONOMIA D’IMPRESA: 8
PIANIFICAZIONE TERRITORIALE: 8
ECONOMIA FINANZIARIA: 6
VETERINARIA: 6
INGEGNERIA EDILE/CIVILE: 6
STORIA: 6
INGEGNERIA PER L'AMBIENTE E IL TERRITORIO: 4
SCIENZE GEOLOGICHE: 4
GIURISPRUDENZA: 2
SCIENZE AGRARIE/SCIENZE E TECNOLOGIE ALIMENTARI: 2

giovedì 8 novembre 2007

Problemi di convivenza civile, fra quattro mura scolastiche

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Perché tanti problemi nella nostra classe?
C'è uno strano rapporto, uffa.
Non si respira aria tranquilla, scolastica. Soprattutto per undici ore alla settimana, c'è tensione, voglia di sfogarsi in qualunque momento, inizia a mancare l'autocontrollo.

Poi c'è stata quella discussione al gruppo adolescenti sulla meritocrazia e sul ruolo dell'insegnante. Discussione, chiaramente, che ha fatto scattare una voglia di cambiare completamente sistema e reazioni verso di loro. Si può provare, no, a fare quello che ci viene chiesto, anche se quasi in condizione di impossibilità di rispettarlo? Almeno mostrarsi interessati a voler davvero condurre il programma in modo soddisfacente fino alla fine dell'anno, mostrarsi intenzionati a collaborare, sì, ciao!

Fin'ora si è usata l'arma dell'aggressione; e non ha funzionato, anzi... si potrebbe cambiare, ora, no?
Tanto per vedere che effetti ci saranno. E magari, confrontando l'uno e l'altro, tentare di raggiungere un equilibrio, e quindi non cadere né da un estremo, né dall'altro.

E' un po' lo stesso principio che ha spinto i Rappresentanti d'Istituto oggi a proporre di togliere per una volta la security: "tanto per vedere cosa succede, se qualcosa si muove. Altrimenti, è sempre lo schifo di sempre".

lunedì 5 novembre 2007

Scuola, che novità!

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Dato che ormai ho deciso di frequentare la Scuola di Musica di Montichiari, narro delle cose che cambieranno nella mia vita dopo questo evento; l'evento, appunto, di frequentare una scuola per studiare pianoforte, anziché attendere a casa il Maestro per lezioni private. Premetto che è la prima volta che farò parte di una scuola, di un gruppo, quindi, di musicisti, e che la cosa mi entusiasma parecchio.

Punto n.

1) A dire del mio Maestro, avrò occasione di confrontarmi con ragazzi della mia età o più grandi, nelle stesse condizioni (ovverosia nel tortuoso cammino per il superamento di un esame del Conservatorio), e quindi scambiare opinioni e farci coraggio e animo l'un l'altro.

2) Sempre a dire del mio Maestro, avrò anche occasione di farmi sentire da altri Maestri e ragazzi, "farmi notare", "farmi ascoltare", e poi si vedrà cos'altro.

3) L'ambiente è nel senso vero della parola musicale, e non domestico, chiuso tra quattro mura familiari, ma ci sarà tanta timidezza e frattanto entusiasmo nel scoprire e imparare ad annusare bene quell'ambiente.

4) Si chiama scuola di musica, ma io spero di vederla come una cerchia di ragazzi, dove sono LORO ad insegnarmi come intendo io.

5) Tra le altre, avrò l'opportunità di suonare musica da camera, in accompagnamento con flauto o violino, o chissà, anche voce. Questa mi è del tutto nuova, e credo che le prime volte la sfilza delle figuracce che farò sarà bella lunga (non è brutta l'idea di Tommaso di fare un'etichetta apposta!)...

6) Infine, un saggio di fine anno with a lot of people! Uaooooo!

Dette e rilette così, sembrano essere di buon auspicio e promettenti.

Si sente tanto che sono stata troppo solitaria fino ad ora?

Ah, tra l'altro rodo d'invidia per qualcuno che fa canto corale al Conservatorio...

lunedì 15 ottobre 2007

Aneddoto scolastico

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Ora di inglese; momento: correzione dei compiti; ore: 12.37; classe: non la mia.

Teacher: (rivolgendosi all'alunno x) Do the next sentence, please.

Alunno X: Non ho fatto i compiti! (interrompendo i 37 minuti di solo inglese portati avanti a fatica dalla profe)

Teacher: Why not? (faccia un po' irritata)

Alunno X: (recuperando l'inglese che aveva perso per un attimo) Because change happens.

Beh, il seguito è solo da immaginare...

venerdì 12 ottobre 2007

Sciopero - parte 2

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~Fioroni nel comunicato stampa delle 12 30 ha detto che non attuerà la controriforma dato che lo sciopero è stato solo una manifestazione a in resse personali. Domani 13 ottobre sciopero di tutte le superiori e si continua la prossima settimana... fatelo girare.~

(Evidentemente l'ho sistemata perché era scritta indecentemente.)

Solita catena da Messenger... Basta!!!
Non è possibile che uno studente dica di no alla scuola, dica di no ai propri doveri, che prevedono anche il raggiungimento almeno della sufficienza in tutte le materie.
Uno studente che si rifiuta di studiare! Soprattutto in una scuola com'è (meglio, dovrebbe essere) il liceo! Bah... Sempre più perplessa.
Ah, poi volevo ricordare... sciopero vuol dire manifestare ciò per cui si è in disaccordo, non starsene a casa e godersi un giorno di meritatissimo riposo dalle lezioni.

In ricordo di quel 12 ottobre

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Oggi, famoso 12 ottobre, in classe eravamo in n.9... e alcuni professori hanno spiegato tanto... Mi verrebbe da dire APPOSTA, ma preferisco non scriverlo.

domenica 7 ottobre 2007

In Corea si studia

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Vi traduco un articolo in inglese da una rivista che ho trovato in casa; è la testimonianza di un tenore di apprendimento di una ragazza della Corea del Sud, che descrive la sua routine quotidiana in giorno di scuola.

"Sono le sei e mezza del mattino e il sole è appena sorto quando le due sveglie vicino al letto di Sun suonano simultaneamente. Sun si alza dal letto e si dirige in cucina. Con gli occhi mezzi chiusi, fa fatica a dire una parola mentre fa colazione. Vicino al tavolo c'è il suo zaino della Benetton che ha preparato la sera prima. Pesa soltanto un po' più di sei chili e mezzo. Alle sette e mezza saluta i suoi genitori e si dirige verso la scuola, appena fuori dal centro della capitale, Seoul. Ritorna a casa alle 6 di pomeriggio, ma dopo mezz'ora riparte ancora per andare in un'accademia privata dove studia per altre quattro ore. In un'abituale sera torna a casa a mezzanotte e si addormenta subito, completamente esausta.

Studiare per più di 17 ore al giorno è lo stile di vita per gli studenti liceali Sud Coreani. Essi vivono in una società dove l'educazione è molto importante, e c'è grande competizione per un posto all'università. Laurearsi con dei bei voti in un'università prestigiosa è l'unico modo per assicurarsi un lavoro ben pagato. La classica giornata di scuola superiore, come in molti Paesi, dura otto ore. Ma dopo questo molti genitori obbligano i figli a stare a scuola per lezioni extra. In teoria queste lezioni sono facoltative, ma in pratica sono obbligatorie. Quando la giornata scolastica finisce, i figli non hanno il permesso di rilassarsi e di divertirsi. Molti di loro devono studiare tutta la sera in biblioteche, con insegnati privati o in accademie private.

Le classi da 50 studenti non sono un'eccezione e gli insegnati sono severi. Gli studenti devono ripetere dopo il professore e memorizzare ogni cosa.
- Gli insegnanti nella mia scuola non ti prestano alcuna attenzione personale perché non hanno tempo-dice Jie Sun- Non ci lasciano fare domande perché dicono che è una perdita di tempo.

I ragazzi come Jie Sun non vivono nessuna vita sociale. Hanno raramente il tempo di incontrare i loro amici, e avere il ragazzo o la ragazza è impensabile. - Non ho mai avuto un ragazzo e nessuno ce l'ha dei miei amici-dice Jie Sun- lo studio viene prima di tutto.

Questo stile di vita può sembrare molto faticoso per molti alunni europei (ma neanche un po'...), che sono abiutati a uscire la maggior parte dei weekend e guardare la TV ogni sera. Ma d'altro canto, in molte scuole britanniche, oltre il 40% degli adolescenti lascia la scuola con nessuna qualificazione e la prospettiva di un impiego. Così viene da domandarsi: quale dei due sistemi è davvero migliore?"

Qui in Italia intanto si litiga perché secondo alcuni il sistema scolastico è ingiusto perché non dà a tutti le stesse opportunità e il successo dei ragazzi è in buona parte legato alle condizioni economiche della famiglia ("La nostra scuola non riesce a rompere la continuità con l'eredità che ciascun alunno si porta dietro" - Fioroni). Può essere, ma fino a un certo punto. Quelli che si sono dati da fare a scuola e che si ritrovano soffocate le loro prospettive a causa di favoritismi non hanno tempo da perdere qui in Italia. Se ne vanno all'estero e fine.

Di una cosa dobbiamo essere fieri, quello sì:

Il modello italiano, comunque, non ha solamente aspetti negativi. In particolare, "la nostra scuola non rinuncia alla formazione della persona umana". Un aspetto che, forse, non è così centrale in altri contesti dove i risultati complessivi di apprendimento sono invece più incoraggianti."
Nei dati relativi a Finlandia, Giappone e Corea del Sud, i Paesi migliori nelle competenze del processo di apprendimento, c'è una percentuale di suicidi molto elevata a testimonianza di un disagio giovanile diffuso - dice Fioroni -. In Finlandia i suicidi raggiungono il 34,5% su 100 mila ragazzi, in Giappone il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani di età compresa da 15 e 24 anni. Questi dati ci devono far riflettere: la nostra scuola non rinuncia all'umanizzazione della nuova generazione".



mercoledì 3 ottobre 2007

Fioroni e debiti... più restrizioni

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Ormai nella mia classe quasi tutti i professori ne hanno parlato.
Il ministro Fioroni ha reintrodotto gli esami di riparazione a settembre, questo è il succo. In pratica, i cosiddetti debiti formativi non esisteranno più, ogni alunno è tenuto a sforzarsi al massimo per arrivare alla fine dell'anno scolastico almeno con il 6. Altrimenti, si procederà soltanto alla classe successiva se entro il 31 di giugno si sarà fatto un esame di riparazione del 5 e lo si avrà superato. In caso contrario, bocciati.

Potrebbe risultare eccessivamente rigido come sistema, perché a causa di un solo 5 costretti a ripetere l'anno. D'altra parte, questo eviterebbe il problema della mancanza di basi su cui si lavora negli anni successivi, e che, venendo a mancare, porterebbero soltanto a un'accumulazione di problemi.

Il link all'articolo intero e più dettagliato è qui.

Preferisco non esprimermi tanto al riguardo. La competitività, comunque, parte anche da qui.
Nuovi colossi quali l'India e la Cina hanno puntato tutto sulla scuola, e i risultati sono evidenti.
In quei Paesi cambia molto la mentalità con cui affrontare doveri quali la scuola, l'applicazione e la determinazione nel lavoro poi.
Un po' più di serietà ci vorrebbe anche qui. Come evidenzia l'articolo, 42 out of 100 alunni passano la classe con almeno un debito e uno su quattro lo recupera...

lunedì 17 settembre 2007

"Seconda liceo" coincide con "Promessi Sposi"

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Da brava secondina che sono, quest'oggi mi sento particolarmente realizzata per aver letto il primo capitolo dei Promessi Sposi.
Con la giusta approfondita /illustrativa presentazione a scuola, tra l'altro molto allettante e di gran stimolo per una lettura da prendere con immane entusiasmo, sono giunta al punto finale del Capitolo I (l' Introduzione non è abbastanza importante da essere letta), tra ampi periodi, esagerato uso dell'ipotassi e frasi alquanto ironiche.
Alcune citazioni riguardo a quel particolare personaggio di nome don Abbondio sono da manuale, così come le sue reazioni di fronte ai bravi. I dialoghi abbastanza vivaci, almeno non fastidiosi e ingombranti da portarsi appresso, in un'accumulazione a gradini per ogni subordinata in più inserita nel periodo, come le sequenze della storia dei bravi con annesse gride, loro rivolti.

E per una lettura rigorosamente ad alta voce (altrimenti fatico a seguire con la mente ciò che gli occhi sotto scorrono), questo primo carico è stato incisivo nella mia prima vera impressione da liceale (in realtà qualcosina alle medie avevo letto, ovviamente saltando quelle sequenze costruite con periodi a modello di quella dei bravi) sul romanzo. Intuibile. La PRIMA impressione è sempre così superficiale, purtroppo. Anzi, no. E' da stimolo. Infatti: ora che ho preso coscienza di quale pesantezza mi abbia suscitato la lettura del primo capitolo, sarò più motivata nel cercare, tra le venture pagine che dovranno passare sotto la mia analisi (nolente o volente), la peculiarità per cui "I Promessi Sposi" sono riconosciuti come un romanzo del tutto innovativo. Teoricamente già lo so, ma non basta. Quindi una pesantezza accompagnata da curiosità. Spero che il Manzoni sia stato capace di fare in modo che IO non rimanga delusa.

Il romanzo "classicissimo" in sé non mi attrae. Può essere visto come una tappa fondamentale in un certo percorso di letture; tuttavia, libri riconosciuti da tutti come "belli", "fatti bene", "importanti" mi portano a voler pensare controcorrente. E cerco di scoprirne banalità che si potevano benissimo togliere, caratterizzazioni di personaggi poco coerenti o rindondanti...

Mi piace invece pensare come ci siano, sparsi per il mondo, fogli, appunti, storielline, pensieri semplicemente sbalorditivi e sublimi, e nessuno li abbia mai scoperti. Sono là, fra cartacce pronte da riciclare o tra post di blog ignoti a tutti, forse anche all'autore stesso, tanto non esaltano per nessuno.

Anche Manzoni, molto ironicamente, si appella ai suoi venticinque lettori (in croce); in fondo, nessuno avrebbe mai scoperto l'originalità di quelle vicende, no?
Con che modestia i passati autori scrivevano al loro pubblico, per mezzo di quegli umili...

Dai, vado a leggere il Capitolo II, ora. E badate che nel diario non è segnato da fare.

mercoledì 12 settembre 2007

Una seconda "anonima"

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Non potevo fare a meno di buttare giù due o tre impressioni sull'inizio di quest'anno scolastico.

La seconda liceo scientifico. C'è chi ha definito quest'anno "anonimo", perché senza cambiamenti importanti, senza novità entusiasmanti. Non si è più primini, ma comunque ancora "piccoli".
Non condivido questa visione, troppo pessimistica già alla partenza; ce n'è di tempo per diventarlo in nove mesi! Ah, l'atmosfera è cambiata del tutto; immancabilmente è una visione che le vacanze, il riposo, la mente libera, e le tante altre conoscenze nuove di quest'estate modificano e stortano.Camminare fra quei vecchi corridoi come se fosse passato ormai tanto di quel tempo dalle prime volte che le giravo, un po' disorientata, un po' assente, un po' timida.
Mi sembra ormai che tutto quel tempo si appesantisca sull'aria della scuola che respiro, sa tutto di conosciuto e familiare, di abitudine e di "solito". In fondo, non è passato se non un solo misero anno.
E' preoccupante sentirsi vecchi di scuola dopo un solo anno! E l'entusiasimo viene a mancare sempre più; l'aria di liceo si trasforma nell'aria quotidiana che respiro, cui non bado nemmeno più.
Odio dover separare completamente le vacanze dai mesi lavorativi e saltare da un certo tenore giornaliero all'altro così, di botto. Quanto sono belle le sfumature! I crescendi, i diminuendi, la mescolanza tra blu e rosso passando per il viola, il rosa e l'arancione, i raccordi, e non gli angoli.
Purtroppo questo è impossibile chiederlo ai professori. Dovremmo fare noi lo sforzo di iniziare a darci compiti ed esercizi prima che inizi la scuola, in modo che non si riparta in modo traumatico da zero a mille.
E logicamente, non esiste solo la scuola. Credere di crescere lì è assurdo, c'è talmente un'alta concentrazione di nozioni che ci vengono presentate che, oltre all'entusiasmo che viene sempre meno nell'apprenderle, imparare toerie già impacchettate per noi non implica la nostra partecipazione nel selezionarle, nel setacciarle. Operazione che si compie, invece, più o meno spontaneamente in seguito a una giornata particolare, trascorsa per esempio a contatto con molte persone, oppure semplicemente immersi in un ambiente dissimile a quelli troppo familiari e cui siamo avvezzi.


Il nuovo anno si prevede pieno di impegni, uno dei quali è la continuazione di uno vecchio...