venerdì 30 novembre 2007
Ci sono
Scusatemi per aver chiuso il blog seppur per pochissimo tempo, ma ho avuto problemi tecnici che ho risolto solo ora.
e comunque non ho ancora capito bene di come sia successo...
e comunque non ho ancora capito bene di come sia successo...
mercoledì 28 novembre 2007
Ricordo, rammento
Stamattina in classe è saltata fuori la parola "ricordare", la sua etimologia.
Quel "-cordare" poteva trarre un po' in inganno, dato che si possa pensare che cor, cordis (latino, cuore) non abbia nulla a che fare con la mente.
Perciò si è data l'interpretazione: ricordare significa rievocare gli stessi sentimenti (la cui sede è comunemente il cuore appunto) che abbiamo avuto durante il momento che si tiene in memoria.
In realtà, leggo da www.etimo.it, che gli antichi consideravano il cuore stesso il centro della memoria, e non la mente.
Anche il francese usa "par coeur" (attraverso il cuore) per indicare "a memoria", così come l'inglese ("by heart").
Quindi rammentare (re-ad-mentem) è già più aggiornato come termine. Come etimologia.
Quel "-cordare" poteva trarre un po' in inganno, dato che si possa pensare che cor, cordis (latino, cuore) non abbia nulla a che fare con la mente.
Perciò si è data l'interpretazione: ricordare significa rievocare gli stessi sentimenti (la cui sede è comunemente il cuore appunto) che abbiamo avuto durante il momento che si tiene in memoria.
In realtà, leggo da www.etimo.it, che gli antichi consideravano il cuore stesso il centro della memoria, e non la mente.
Anche il francese usa "par coeur" (attraverso il cuore) per indicare "a memoria", così come l'inglese ("by heart").
Quindi rammentare (re-ad-mentem) è già più aggiornato come termine. Come etimologia.
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lunedì 26 novembre 2007
Mi sentivo in dovere di farlo
Scorrendo i vari blog di Desenzano (v. link a destra), ho scoperto nel blog del Gruppo Giovani della nostra città un post con una foto un po' particolare, diciamo pure già vista, dciiamo pure che mi evocava qualcosa in mente, diciamo pure familiare... diciamo pure che ci sono anch'io... questa qui! (dò solo il link per chi non volesse guardarla per forza).
Forse è necessaria una spiegazione a questa foto così strana. Bene, premetto che eravamo al campo scuola a Pieve di Bono alla fine della terza media, quindi trattasi di un anno e mezzo fa, e che è stata scattata estremamente di fretta, perché faceva parte, questo gioco, di una gara a squadre di velocità.
Il gioco consisteva nel far passare uno spago, la cui estremità era legata a un cucchiaino, dentro i pantaloni e tirarlo fuori dalla maglietta, legandoci tutti uno dopo l'altro, e scivolare giù per lo scivolo. La foto doveva testimoniare che eravamo riusciti nell'impresa.
Mi ha fatto sorridere particolarmente la didascalia in alto a sinistra:
Forse è necessaria una spiegazione a questa foto così strana. Bene, premetto che eravamo al campo scuola a Pieve di Bono alla fine della terza media, quindi trattasi di un anno e mezzo fa, e che è stata scattata estremamente di fretta, perché faceva parte, questo gioco, di una gara a squadre di velocità.
Il gioco consisteva nel far passare uno spago, la cui estremità era legata a un cucchiaino, dentro i pantaloni e tirarlo fuori dalla maglietta, legandoci tutti uno dopo l'altro, e scivolare giù per lo scivolo. La foto doveva testimoniare che eravamo riusciti nell'impresa.
Mi ha fatto sorridere particolarmente la didascalia in alto a sinistra:
Hic sunt quaedam oves et boves, 3ae Mediae, Pievis Bonensis, AD 2006.
Questione security
Per rispondere a Cassa nel commento del post precedente, quello sulla cosiddetta security della nostra scuola, rimando a questo post di Chiara, che si è gentilmente offerta di spiegare efficientemente la questione. Grazie!
Inserito da
Meghi
alle
23:23
sabato 24 novembre 2007
Assemblea (22-11-2007) #1
Vorrei tenere appuntato in questo blog anche l'esperienza scolastica dell'Assemblea di'Istituto. Chissà che questo blog non vada avanti per tutti e 4 anni di liceo che mi rimangono, e vedere un po' la loro evoluzione in tutto questo arco di tempo.
Ore inizio, 8:30.
Tra tutti i gruppi proposti, direi tutti interessanti e coinvolgenti, erano i film ad attirare più persone: aule anche con una sessantina di persone circa. Questo dipende sicuramente dal fatto che i gruppi non erano poi tantissimi, e considerato che in linea di massima la scuola era praticamente piena come in una consueta giornata di lezione, non si potevano contenere tutti in quelle poche aule disponibili. E infatti sono stati tanti, soprattutto "i frequentanti la classe prima liceo" (perifrasi per non usare "primini"), quelli che hanno occupato classi vuote per autogestirsi un paio di orette di studio o di calcio con palline di carta o partite di briscola o quant'altro.
Tutto mi è sembrato svolgersi nella regolarità.
Nei corridoi il giusto trambusto, nelle aule la giusta serietà, anche se quest'ultima non è mai sufficiente... La security tranquilla. Pochi accalcamenti.
Ben riuscita, credo.
Credo perché non sono stata molto per i corridoi, se non a ricreazione. E non ho nemmeno sentito suonare le band giù al piano terra, perché nella seconda parte dell'assemblea Giulio mi ha intrattenuta in un gruppo inventato al momento, dove si stava discutendo riguardo alcune problematiche scolastiche.
Un punto debole si è rivelato soprattutto con i primini, ma non solo, che, in preda alla noia, si rifugiavano in quelle aule per fare altro.
Qui credo sia un problema di mancanza di interesse e di informazione verso l'assemblea.
Ho presente il caso della classe di mio fratello, dove non sapevano nemmeno cosa fosse un'assemblea, perché i rappresentanti di calsse non hanno riferito nulla di quello che è stato discusso al Comitato Studentesco. Forse anche per mancanza di chiarezza durante i dibattiti di quella riunione...
Un po' disorientati, ecco. E si prende esempio da quelli più grandi di solito.
Ore inizio, 8:30.
Tra tutti i gruppi proposti, direi tutti interessanti e coinvolgenti, erano i film ad attirare più persone: aule anche con una sessantina di persone circa. Questo dipende sicuramente dal fatto che i gruppi non erano poi tantissimi, e considerato che in linea di massima la scuola era praticamente piena come in una consueta giornata di lezione, non si potevano contenere tutti in quelle poche aule disponibili. E infatti sono stati tanti, soprattutto "i frequentanti la classe prima liceo" (perifrasi per non usare "primini"), quelli che hanno occupato classi vuote per autogestirsi un paio di orette di studio o di calcio con palline di carta o partite di briscola o quant'altro.
Tutto mi è sembrato svolgersi nella regolarità.
Nei corridoi il giusto trambusto, nelle aule la giusta serietà, anche se quest'ultima non è mai sufficiente... La security tranquilla. Pochi accalcamenti.
Ben riuscita, credo.
Credo perché non sono stata molto per i corridoi, se non a ricreazione. E non ho nemmeno sentito suonare le band giù al piano terra, perché nella seconda parte dell'assemblea Giulio mi ha intrattenuta in un gruppo inventato al momento, dove si stava discutendo riguardo alcune problematiche scolastiche.
Un punto debole si è rivelato soprattutto con i primini, ma non solo, che, in preda alla noia, si rifugiavano in quelle aule per fare altro.
Qui credo sia un problema di mancanza di interesse e di informazione verso l'assemblea.
Ho presente il caso della classe di mio fratello, dove non sapevano nemmeno cosa fosse un'assemblea, perché i rappresentanti di calsse non hanno riferito nulla di quello che è stato discusso al Comitato Studentesco. Forse anche per mancanza di chiarezza durante i dibattiti di quella riunione...
Un po' disorientati, ecco. E si prende esempio da quelli più grandi di solito.
Inserito da
Meghi
alle
14:34
Etichette: Assemblea d'Istituto, Bagatta, Scuola
Appello a Tommaso
Tommaso, hai finito di usare il mio nome nel chat-box spacciandoti per me? Approfittandone quindi, e scrivere quel che ti pare, sempre fingendoti me?
Cosa hai da dire a tua difesa a questo punto? Muahahahahaha!!!
Questo si è rivelato l'unico modo per dimostrare che in realtà non sono stata io nel c-box. Odio essere costretta a fare post così insulsi!
P.S. Hai fatto sì, Tommaso, che inventassi addirittura una nuova etichetta: Cretinate... Bravo!
Cosa hai da dire a tua difesa a questo punto? Muahahahahaha!!!
Questo si è rivelato l'unico modo per dimostrare che in realtà non sono stata io nel c-box. Odio essere costretta a fare post così insulsi!
P.S. Hai fatto sì, Tommaso, che inventassi addirittura una nuova etichetta: Cretinate... Bravo!
mercoledì 21 novembre 2007
La parafrasi non fa bene
Anche voi trovate l'operazione che i professori dalle medie in su chiamano "parafrasi" semplicemente inutile e raccapricciante?
Oggi abbiamo affrontato l'Infinito di Leopardi, che già conoscevo a memoria dalle medie. Lasciando perdere la cambiatissima impressione che mi ha fatto nel rileggerla oggi rispetto a due anni fa circa (e anche la cambiatissima intonazione che le ho dato... brrr, non mi riconoscevo), con la tirocinio, si è cercato di spaziare un po' tra le parole della poesia (che poi perché certi individui cercano sempre di dare una migliore impressione in situazioni con gente che si vede per poco tempo, che mai più si riincontererà, che con quelli con cui hai a che fare quotidianamente...)
A fine lezione, ci è stato assegnato come compito quello di scrivere la parafrasi.
Dopo essermi stato rimproverato che non sono in grado di apprezzare tanta bellezza in pochi versi, perché ho avuto un momento di mancanza di autocontrollo di fronte a una battuta di un compagno, ci viene imposta una parafrasi.
Io personalmente le vedo come gli scritti più riduttivi che ci possano essere. Sciolgono la poesia completamente, la scardinano, la rendono neutra, la abbassano, le fanno toccare la regolarità, la normalità, sia delle parole, che della costruzione delle frasi.
La scombinano.
Le arruffano i capelli, prima rifinemente raccolti, e li ripettinano normali.. normali!!! (Questo aggettivo è scandaloso per una poesia come lo è la parola "finito" per Hilbert).
Struccano il suo volto.
E poi, se c'è un comportamento che non sopporto da parte di qualsiasi adulto che si ritenga possedere anni e anni di esperienza più di uno studente, è quello di entrare nella sua coscienza in modo drammatico. Dirgli: "ma che ne sai tu delle bellezze della vita, dei dolori, tu che stai tutto il giorno con l'i-pod alle orecchie? Hai mai sofferto davvero? Non credo proprio, sai! Dovresti inchinarti davanti a una poesia come questa, sei superficiale, siete superficial; ma pensate che la vita sia solo la canzoncina? Vi sbagliate."
Ma come si osa invadere uno spazio umano e sempre vivo, e così (ahimé) delicato, com'è la nostra cosceinza, la nostra anima? Come intromettersi in quegli spazi così riservati, che basta davvero poco per venire spiazzati completamente, perché suscita ricordi in bilico, non ancora assimilati.
Chi non sa di noi, è meglio che non parli di noi.
Oggi abbiamo affrontato l'Infinito di Leopardi, che già conoscevo a memoria dalle medie. Lasciando perdere la cambiatissima impressione che mi ha fatto nel rileggerla oggi rispetto a due anni fa circa (e anche la cambiatissima intonazione che le ho dato... brrr, non mi riconoscevo), con la tirocinio, si è cercato di spaziare un po' tra le parole della poesia (che poi perché certi individui cercano sempre di dare una migliore impressione in situazioni con gente che si vede per poco tempo, che mai più si riincontererà, che con quelli con cui hai a che fare quotidianamente...)
A fine lezione, ci è stato assegnato come compito quello di scrivere la parafrasi.
Dopo essermi stato rimproverato che non sono in grado di apprezzare tanta bellezza in pochi versi, perché ho avuto un momento di mancanza di autocontrollo di fronte a una battuta di un compagno, ci viene imposta una parafrasi.
Io personalmente le vedo come gli scritti più riduttivi che ci possano essere. Sciolgono la poesia completamente, la scardinano, la rendono neutra, la abbassano, le fanno toccare la regolarità, la normalità, sia delle parole, che della costruzione delle frasi.
La scombinano.
Le arruffano i capelli, prima rifinemente raccolti, e li ripettinano normali.. normali!!! (Questo aggettivo è scandaloso per una poesia come lo è la parola "finito" per Hilbert).
Struccano il suo volto.
E poi, se c'è un comportamento che non sopporto da parte di qualsiasi adulto che si ritenga possedere anni e anni di esperienza più di uno studente, è quello di entrare nella sua coscienza in modo drammatico. Dirgli: "ma che ne sai tu delle bellezze della vita, dei dolori, tu che stai tutto il giorno con l'i-pod alle orecchie? Hai mai sofferto davvero? Non credo proprio, sai! Dovresti inchinarti davanti a una poesia come questa, sei superficiale, siete superficial; ma pensate che la vita sia solo la canzoncina? Vi sbagliate."
Ma come si osa invadere uno spazio umano e sempre vivo, e così (ahimé) delicato, com'è la nostra cosceinza, la nostra anima? Come intromettersi in quegli spazi così riservati, che basta davvero poco per venire spiazzati completamente, perché suscita ricordi in bilico, non ancora assimilati.
Chi non sa di noi, è meglio che non parli di noi.
Inserito da
Meghi
alle
21:13
Etichette: Giornate, Io, La mia età, Scuola
domenica 18 novembre 2007
Su e giù
Gli alti tendono a ingobbarsi, i bassi a stare sulle punte.
I piccoli a diventare grandi, i vecchi a tornare infantili.
Chi finge ad essere più autentico, chi è mascherato a mostrarsi per quello che è.
La ricerca di una ponderazione da parte degli estremi.
I piccoli a diventare grandi, i vecchi a tornare infantili.
Chi finge ad essere più autentico, chi è mascherato a mostrarsi per quello che è.
La ricerca di una ponderazione da parte degli estremi.
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