domenica 24 febbraio 2008

Idiomi sfuocati

Una rana...

Ultimamente abbiamo installato una parabola per la tv in modo da poter guardare i canali dall'Albania; oggi a pranzo era accesa (la tv, intendo), le voci del presentatore, del giornalista, della cantante arrivavano in cucina.
Mi sono chiesta come deve essere per uno che non conosce l'albanese la musicalità e il ritmo di questa lingua. A me sembra tanto normale...
Quando sento qualcuno, che sa l'italiano, attaccare a parlare un'altra lingua, spesso mi pare che cambi anche l'altezza della sua voce e il modo di emettere i vari suoni non è più lo stesso. Sembra un'altra persona quasi... più dolce, più decisa, più timida, in base alla lingua.
Fa effetto...

Così, curiosa di sentire parole della lingua albanese con le orecchie di uno che la ignora, ho cercato di estraniarmi dalla mia capacità di collegare suoni a significati; dopo quasi dieci minuti di tentativo, ogni tanto c'era qualche frasettina sparsa che ascoltavo soltanto per la musicalità e l'impressione generale, immediata e incondizionata, che le mie orecchie percepivano. Per poi ritornare normale. Avevo l'impressione che si ha quando si vuole mettere a fuoco con gli occhi un oggetto più vicino o più lontano a noi, oppure quando si cerca di scoprire la doppia interpretazione di un disegno illusionista (quei giochini che si trovano nei giornali).

Quindi, i due punti di vista uditivi (che sinestesia, eh!) si confondevano, prima prevaleva uno, poi l'altro. Ma per pochi istanti...

Come mi è sembrato? Simile un po' al russo. Per le vocali e per le sh, forse.

Però, dimenticare di sapere è difficile. Non riuscirei mai a tentare qualcosa di analogo con l'italiano, ne sono convinta. Sfumare la conoscenza e i legami quasi involontari che il nostro cervello effettua fino alla dimenticanza, di questo si tratta.

Mi viene in mente l'esercizio a teatro, venerdì scorso.
Non ne ero capace.

... o un cavallo?